La Cgia: «E' una buona cosa» Svimez: «Pessima soluzione»

ROMA.Dice la Cgia di Mestre che le gabbie salariali oltre a esistere già nei fatti, se regolamentate avvanteggerebbero il Sud. La Cgia è espressione degli artigiani, lo Svimez è invece un'associazione che si occupa di di sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno. E sta su posizioni opposte: «No alle gabbie salariali, si a un nuovo ente, rigorosamente formato da tecnici, e non da politici, per rilanciare il Sud, come nella migliore esperienza degli Anni 50-60».
Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, la vede in tutt'altro modo: «Non solo esistono già visto che i lavoratori del Nord guadagnano oggi mediamente il 30% in più dei colleghi del Sud, ma se reintrodotte per legge avvanteggerebbero i lavoratri meridionali». Segue spiegazione: «Se teniamo conto che la Banca d'Italia ha rivelato come il costo della vita è del 16% superiore al Nord rispetto al Sud, l'introduzione delle gabbie dovrebbe quindi far recuperare ai lavoratori del Sud un 14% che è il differenziale fra i maggiori livelli medi (30%) e il maggior costo della vita (16%)».
L'idea del nuovo ente per il Mezzogiorno è del vice direttore dello Svimez, Luca Bianchi. «Dai nostri dati - dice - risulta che già oggi il differenziale del costo del lavoro tra Nord e Sud è del 26% nell'industria, e che negli ultimi anni sta aumentando, crescendo al Centro-Nord dell'1,2% e calando al Sud dello 0,4%. Con le gabbie la situazione si aggraverebbe ulteriormente, perché a un reddito minore si aggiunge il fatto che nella maggior parte delle famiglie le donne non lavorano e il padre mantiene tutta la famiglia». Secondo il vice direttore dello Svimez «la ricaduta sui consumi, già bassi e in diminuzione per effetto della crisi, sarebbe immediata. Altra cosa è una maggiore flessibilità salariale, che dovrebbe essere legata sicuramente di più alla produttività e contrattata localmente all'interno di progetti di sviluppo». Quanto all'ipotesi di mettere in piedi una nuova Cassa per il Mezzogiorno, secondo Bianchi «è giusto che il governo scelga gli strumenti che ritiene più adeguati, anche se di sicuro sarebbe meglio una tecnostruttura ad elevate competenze e non un organismo puramente politico».
«Nei prossimi mesi - dice Bortolussi - circa la metà dei dipendenti italiani, 12,7 milioni di lavoratori, sarà chiamato a rinnovare il contratto di lavoro. Grazie alla contrattazione di secondo livello si potranno aumentare i livelli salariali recuperando produttività e maggior costo della vita. Se i lavoratori del Sud recupereranno una parte del differenziale esistente se ne avvantaggerà tutto il Paese perché aumenteranno i consumi nel Mezzogiorno, sia perché si frenerà la migrazione di lavoratori verso il Nord». (a.g.)