Nella corsa al sei vince lo Stato
di Paolo Carletti
ROMA.Tutti a caccia dei 119 milioni di euro del jackpot tra i più alti del mondo, ma intanto un vincitore c'è già, ed è lo Stato. Nelle casse del ministero delle Finanze dall'inizio di agosto sono finiti 55 milioni netti, esattamente la metà di quanto è stato puntato nelle ricevitorie del Paese.
Che si giochi la schedina da un euro, oppure sistemi ben più costosi, al fisco non importa: il 50% netto è tassato alla fonte, soldi cash che restano al banco.
Cosi, mentre i sogni degli italiani di dare una svolta radicale alla propria vita stanno prendendo la forma di una vera pandemia, al ministero delle Finanze si fregano le mani con lo sguardo all'asticella degli incassi che si alza a livelli mai visti.
Del resto quello che è il sogno dei giocatori, per lo Stato è invece un business di portata eccezionale, la tassazione alla fonte è la più alta tra tutti i concorsi gestiti dalla Sisal.
Detto del 50% che finisce nei forzieri dello Stato, il resto della torta è invece divisa tra montepremi, con il 38 per cento, l'otto per cento ai punti vendita, infine il 4-5 per cento alla Sisal. Un giro di affari vorticoso e una tassazione molto alta, ben superiore al Lotto ('solo" il 33 per cento), che eppure nell'arco dell'anno accumula un volume di giocate superiore a quelle del Superenalotto: sei miliardi nel 2008 con il Lotto, due miliardi e mezzo con il Superenalotto.
Ma le sorprese sono altre, secondo i dati forniti da Claudio Romani dell'agenzia specializzata Agipro News. L'anno scorso giochi e lotterie hanno totalizzato 47,5 miliardi di euro (quest'anno la previsione è di 52-53), e leader indiscusso dell'intera raccolta sono state le macchinette elettroniche, le mini-slot e simili, che da sole totalizzano quasi la metà dell'imbarazzante cifra. Al secondo posto i gratta e vinci con 9 miliardi (nel primo semestre di quest'anno siamo già a 5 miliardi), quindi il Lotto e a seguire il Superenalotto. Mentre le Lotterie tradizionali sembrano ormai appartenere a un'altra era, e la raccolta con i classici biglietti non è più significativa per il business.
Affari d'oro dunque per lo Stato, ma anche per le ricevitorie, che infatti si stanno moltiplicando, a caccia di quell'otto per cento delle giocate che non è proprio una percentuale irrisoria. Da ieri anche le agenzie di scommesse hanno fiutato l'affare quotando la «scommessa sulla scommessa». 4,50 la quota di Snai e 5 quella di Better nel caso di uscita della sestina.
Insomma, mentre milioni di italiani sono sotto l'ombrellone, o al fresco della montagna, con i loro sogni alimentano un'azienda che macina utili a tutta forza. E che approfitta anche della distrazione dei giocatori: nel 2008 18 milioni di euro di vincite del Superenalotto non sono state ritirate, cifra che sale a 60 milioni negli ultimi tre anni. Ma poco importa.
Ieri tutti in fila alle ricevitorie, scena che si ripeterà oggi. Altrimenti, che sogno sarebbe?