Casteggio all'opera "Cavalleria rusticana" alla Certosa Cantù
CASTEGGIO.Un viaggio nel tempo, nella Sicilia di fine Ottocento. E' la mattina di Pasqua: le campane suonano a festa, le donne entrano in chiesa coprendosi il capo, gli uomini si ritrovano sul sagrato prima della messa. Si apre cosi 'La cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni, che il Festival Borghi e Valli presenta venerdi (ore 21.15) alla Certosa Cantù. Nel cast Lorena Campari (Santuzza), Carlo Jelmoni (Turiddu), Alessandra Notarnicola (Lucia), Mauro Augustini (Alfio), Laura Messina (Lola), in buca l'Orchestra Lirico Sinfonica e il Coro della Provincia di Lecco diretti da Roberto Gianola.
In quell'ambientazione popolana e semplice s'intrecciano le vicende amorose di Santuzza (sedotta e trascurata) e Turiddu, della spregiudicata Lola e del marito, il carrettiere compare Alfio, determinato a vendicare l'onore uccidendo il rivale. Il presupposto dell'opera è uno solo: Giovanni Verga, la sua novella.. I dati essenziali del dramma non vengono alterati o dilatati in un'eventuale retorica operistica. Mascagni mai come qui sarà conciso e stretto nei momenti ove lo stato d'animo del personaggio si definisce o dove gli episodi incalzano alle soluzioni con quei decisi chiaroscuri cosi cari alla temperie espressionista. Sugli incitamenti di un testo cosi caratterizzato, la musica gli nasce in blocco senza mescolanze di maniere e senza incertezze. Sono già li tutte le prerogative che da allora in poi connoteranno la sua produzione: l'ispirazione ardente, il pittoresco dell'ambientazione, uno stile di canto irruente, il sensuale slancio melodico che finisce per contagiare anche gli ampi squarci sinfonici. La sanguigna esuberanza di un periodare ora lieve e diretto, con sbalzi talora furiosi di toni e intensità, la rapidissima concatenazione dell'azione, i forti contrasti di tinte, i concertati vocali non sono, forse, presi uno per uno, elementi assolutamente nuovi sulle scene liriche italiane. Ma nuova e originalissima è la loro concatenazione in un tutto unitario capace di comunicare immagini e sensazioni con viscerale immediatezza, con un timbro 'verista", quale trasposizione appunto di una verità esistenziale, nelle voci cantanti e in orchestra, con autentico sentimento drammatico, come emerge dal 'Voi lo sapete, o mamma" di Santuzza, bruciante di dolore e passione, o 'Voi dovete fare da madre a Santa", l'addio dolente di Turiddu alla madre. Soltanto alcuni brani escono dalla serrata dialettica dell'andamento: la canzone di Alfio carrettiere 'Il cavallo scalpita", il coro per la Pasqua, il 'brindisi" di Turiddu 'Viva il vino spumeggiante". Offrendo un'alternativa di contrasto al contesto drammatico, stanno anche però ad affermare quella sorta di stratificazione popolare fra lo stornellare toscano o romanesco e l'arcaicità depositata in certo meridionalismo melodico, dove l'opera ha le sue radici e le sue ragioni di essere. Sarà proprio questo 'colore" a timbrare la tipicità di un naturalismo musicale e dei suoi esiti teatrali. (f. cor.)
I BIGLIETTI costano 23 euro. Se piove l'opera si sposta alla Sala Ballabio.