L'assistenza è sospesa, pagano i cittadini


di Claudio Malvicini
BORGARELLO.La graduatoria ancora non c'è e nel frattempo il cittadino si paga un servizio che prima era gratis. E l'emergenza potrebbe diventare regola. Succede nel distretto socio-sanitario di Certosa, che raccoglie 66mila abitanti divisi in 24 Comuni. Per anni una operatrice di cooperativa è andata tre volte a settimana, per due ore al giorno, a casa di una signora 80enne di Borgarello per aiutarla nelle faccende domestiche. La signora, che ha chiesto l'anonimato e chiameremo Enrica, non ha mai pagato perché usava i voucher regionali, ma da due settimane il servizio non è più attivo.
«Ho fatto a febbraio la richiesta per i voucher 2009, ma da allora nessuno mi ha mai detto nulla - spiega la figlia di Enrica - . Ho scoperto per caso che avrebbero sospeso il servizio perché due settimane prima di andare in ferie ho chiesto notizie. Mi hanno detto che i soldi per il 2009 ancora non c'erano e che nel frattempo una cooperativa del Comune avrebbe preso il posto di quella pagata con i voucher. La differenza è che con il voucher non pagavo nulla, cosi invece mi costa il 40%». Il 40% di 16,83 euro, secondo le tabelle ministeriali per l'assistenza domiciliare, che per Enrica significa 40 euro a settimana, ovvero 160 al mese.
Il suo potrebbe non essere l'unico caso. «Abbiamo quasi 200 utenti e molti stanno ancora usando i voucher del 2008 - spiega Lucia Fiorini, coordinatrice del piano di zona -. Il 2009 è il primo anno del nuovo triennio socio-sanitario e la Regione ha bisogno di tempo per approvare i nuovi piani di zona». In questi giorni potrebbe essere definita la graduatoria. «Il fatto di ricevere i voucher e in che misura - spiega Fiorini - dipenderà dalle relazioni delle assistenti sociali sulle condizioni di chi li richiede e da quanti soldi ci dà la Regione, ma sappiamo già che saranno meno del passato. Potrebbe succedere che chi riceveva il voucher lo scorso anno, non lo avrà più perché non è prevista la continuità nel servizio. Si dà l'assistenza a chi ne ha più bisogno e la graduatoria degli aventi diritto può cambiare ogni anno».
Il sindacato la pensa diversamente. «Un cittadino non deve pagarsi un servizio a cui ha diritto gratis per un ritardo della pubblica amministrazione - sostiene Giovanni Torlaschi dello Spi-Cgil - ed è intollerabile che un cittadino perda un diritto acquisito. Il nuovo piano di zona doveva essere elaborato partendo dai bisogni delle persone, non dai soldi della Regione, altrimenti l'assistenza sociale smette di essere un diritto e diventa una concessione. Dovevano essere i dirigenti a dire quanti soldi servivano».