Pavia, la cioccolata calda in Piazza Vittoria che ti prende per la gola


di Livio Cantoni
Te la là cl'a và! Quanto è durata?"
'Tre secondi."
'Adesso tocca a te, aspetta che azzero il cronometro. Pronto? Vai!"
Te la là che la và!
'Cinque secondi. Eh beh, mica poca la differenza."
Scollina cosi, tra le brughiere scozzesi sul finire degli'80, questa buffa tenzone linguistica tra il quasi ingegnere pavese e il quasi economista milanese sotto gli occhi divertiti delle rispettive fidanzate. Sincopato, il dialetto della bassa sprinta bruciando sul filo di lana il meneghino. 'Temo capitolerò anch'io a breve, tanto vale che lo impari!"
Difficile peraltro immaginare futuri possibili in un presente di Inter-Rail e ostelli-castelli, isole e foche. Pavia è ancora solo la meta al termine della Statale dell'Est Ticino raggiunta con cadenze quasi settimanali e tutta da scoprire. Pietre millenarie a trasmettere suggestioni di storia stratificatasi nei secoli. Nebbia ad attutire i passi sull'acciottolato delle vie del centro e le campane del Duomo sopra Piazza Vittoria. E zanzare a nugoli, a stormi, cosi inarrestabili che arrivi a meglio comprendere i racconti dei flagelli biblici. E cascine e campi coltivati da erpici laser-guidati e trattori con aria condizionata in un connubio fra tradizione e modernità spiazzante per il giovane cittadino metropolitano.
Ti prende per la gola anche, la smorfiosa. La latteria coi tavolini quadrati in formica sembra uscita da un film neo realista eppure esiste; fai la fila per entrarci e quando esci hai in corpo abbastanza calorie per le prossime ventiquattr'ore. Però rientreresti subito a ordinarne un'altra di quelle cioccolate consistenti come budini guarnite da una montagnola di zabaione spumoso e irresistibile.
'Ti è piaciuta?"
'Vivrei qui"
Detto, fatto. Neanche tante tazze dopo. Domiciliato a pochi metri dal quel luogo di perdizione, per giunta. Addio peso forma, perso con il 'si" e nonostante la bicicletta usata come prima mai, tra le oziose gironzolate domenicali in campagna e la stazione raggiunta sulle due ruote nei giorni feriali di bella stagione. Ad arricchire il quadro, di li a poco, una carrozzina spinta sui sampietrini di San Michele perché il pupo s'addormenti cullato da tutto quel traballare, sotto gli sguardi fossili dei mostri d'arenaria lisa.
'Pensa questi sassi, dalle calzature dei re carolingi alle suole dell'immigrato dall'Alto Milanese. La battaglia di Legnano, il Barbarossa, non trovi affascinante questo capriccioso dipanarsi di fili rossi nella Storia?"
'Sarà, piuttosto, ti sei ricordato di comperare il pane?"
D'altri scorci e d'altri pupi si sono poi riempiti i successivi anni pavesi, anche per l'autoctono altro sfidante di un tempo, ora felice patriarca di una progenie di numerosità abramitica. I due secondi di ritardo sono stati alfine colmati, vent'anni dopo. Ma il filo rosso continua imperterrito il suo moto. Nessuno può dire dove condurrà da qui ai prossimi vent'anni.
'Fil Rouge, eh già,.vista cosi, più che sogno, la vita sembra proprio un gioco senza frontiere. Attention! Trois, Deux, Un.