Microcredito, prestiti fermi al palo
di Stefano Romano
VOGHERA. Il caso del vogherese dipendente della Provincia che si è visto rifiutare un prestito garantito dalla Provincia pare essere la punta dell'iceberg. Almeno secondo i dati del blog internet del 'circolo Pasolini" che attacca: «In 4 mesi accettate appena 10 domande».
La Caritas diocesana di Tortona, ieri, parlava di 15 domande di accesso al microcredito arrivate da Voghera e hinterland. Il circolo 'Pasolini" di Pavia ne ha censite appena 41 nel capoluogo per un progetto di finanziamento delle fasce sociali più disagiate partito ad aprile, quattro mesi fa. Di queste domande di finanziamento con la garanzia di un fondo provinciale, più di un terzo è stato respinto in attesa di ulteriori controlli. Ma controlli su cosa? Sostanzialmente sulla capacità di chi chiede il prestito di restituire la somma: 2mila euro al massimo.
«Il punto è proprio questo - spiega Vittorio Poma, presidente della Provincia che ha stanziato 200mila euro come fondo di garanzia da presentare alla Banca regionale europea che materialmente eroga i prestiti -. Il microcredito non è un sussidio, ma un vero e proprio prestito che deve servire a superare una fase di difficoltà. Chi non può offrire nulla come garanzia ad una banca, non può ottenere un prestito normale: nel caso del microcredito la garanzia la offre il fondo stanziato dall'amministrazione provinciale e gli interessi la paga la Fondazione bancaria. Ma ci devono essere le garanzie minime per la restituzione della somma visto che, ripeto, non si tratta di un sussidio, ma di un prestito che deve aiutare a superare una fase di difficoltà».
Sta di fatto che le richieste di accesso al microcredito sono state poche, solo qualche decina, e anche meno i finanziamenti effettivamente erogati ai più poveri.
«Va detto che i primi mesi dell'iniziativa devono servire anche come test sulle effettive esigenze delle fasce più deboli della popolazione - replica il presidente Poma -. E immediatamente dopo l'estate, insieme alle Caritas di Pavia, Tortona e Vigevano che collaborano al progetto, lavoreremo al perfezionamento del sistema. Resta il fatto che stiamo parlando di un prestito che deve essere restituito in modo che i fondi disponibili possano restare nel circuito ed essere messi a disposizione del maggior numero di persone disponibili».
Resta un dubbio: se il prestito deve essere restituito e si devono comunque offrire garanzie su tempi e modi per la restituzione, qual è la differenza tra il microcredito e un normale credito bancario? «Una differenza sostanziale - conclude Poma -. Nel caso del normale credito le rate di rimborso sono rigide e uguali per tutti, mentre chi accede al microcredito ottiene un piano di restituzione personalizzato e calibrato sulle possibilità di ogni singola persona o famiglia. E poi con il microcredito gli interessi sono abbattuti dall'intervento dela Fondazioe che si fa carico degli oneri di interesse. Quanto ai controlli effettuti da una apposota commissione, sono necessari visto che la garanzia è offerta da fondi pubblici e quindi deve esserci una gestione trasparente e relativamente rigida».