«Non serve un Pd di nostalgici»
VIGEVANO.Appuntamento di primo piano, questa sera, alla Festa democratica organizzata dal Pd nell'area di via Gravellona (frazione Piccolini). Alle 21, per ricordare Enrico Berlinguer, interverrà Piero Fassino. In vista del suo arrivo, Fassino ha rilasciato questa intervista alla Provincia Pavese.
Onorevole Fassino, come ricorderà oggi a Vigevano Enrico Berlinguer?
«Parlerò di un dirigente politico che continua a essere cosi vivo nella memoria di tanti, e non solo di chi ha condiviso le sue idee. Berlinguer è stato capace di anticipare temi che sembravano utopici e via via sono diventati materia della nostra vita e della politica di oggi, come la questione morale».
Tre anni fa lei venne a Vigevano come segretario Ds. La città era già in crisi, oggi ancora di più.
«E' la dimostrazione che la crisi c'è ed è molto più grave di quando dica e riconosca il presidente del Consiglio. La crisi non è un'impressione psicologica. C'è una disoccupazione che si avvicina al 9%, un debito pubblico che ha superato il 120%, un aumento costante del ricorso alla cassa integrazione da parte di un numero crescente di aziende, e molte piccole aziende rischiano di non riaprire più dopo le ferie. La crisi andrebbe affrontata con molta più serietà di quanto si è fatto finora. Il decreto anticrisi varato dal Governo è modesto nelle risorse finanziarie e insufficiente a sostenere le imprese e a tutelare i lavoratori e i redditi».
Però in questa provincia il centrodestra fa il pieno di voti. Come se lo spiega?
«E' evidente che, nonostante l'inadeguatezza del Governo e la gravità della crisi, una parte della società continua a pensare che la destra possa offrire più tutele e garanzie. Non è cosi, ma non basta dirlo, e da parte nostra è necessario che il congresso parta dalle domande degli italiani, indichi soluzioni, offra proposte e dia ai cittadini le certezze e le sicurezze che chiedono per guardare con serenità alla propria vita. Il congresso Pd può essere una grande opportunità, se elabora una proposta per portare l'Italia fuori dalla crisi, se offre maggiori certezze agli italiani per il loro reddito, per il futuro dei figli. Non possiamo accettare il rischio che il Paese cada in preda a una sfiducia che deprima le proprie potenzialità e getti al vento risorse umane e finanziarie esistenti».
Cosa manca ancora al Pd che aveva l'Ulivo?
«Il Pd c'è perché c'è stato l'Ulivo, il luogo in cui abbiamo sperimentato l'unità delle diverse forze riformiste e progressiste. Bisogna proseguire il cammino condotto fin qui, dotando il Pd di un progetto culturale, politico e programmatico che parli al Paese. Dobbiamo costruire insieme un progetto per l'Italia in cui ciascuno possa riconoscersi, al di là dell'appartenenza di origine, e a me Dario Franceschini pare il segretario che più offre questa garanzia. Il Pd va rilanciato evitando la tentazione delle nostalgie del passato».
Un rilancio anche a livello amministrativo locale?
«A maggior ragione, anche in vista delle comunali di Vigevano e delle regionali. Il Pd se vuole aspirare a vincere e a governare lo può fare solo se si presenta con il profilo largo e plurale che ha avuto sin qui». (d.a.)