Il pane che sfama le folle
di mons. Piero Castioni*
L'Evangelista Giovanni ci introduce nella narrazione accennando alla consueta scena delle folle che si accalcano attorno a Gesù ed Egli che sale sul monte circondato dai discepoli. Si mise a sedere, com'è di ogni maestro, e guarda chi ascolta. «Alzati quindi gli occhi, vide una grande folla che veniva da lui».
Dalle altre pagine evangeliche si intuisce che la gente stava volentieri con Gesù «a motivo dei segni che faceva». Talora le persone erano cosi prese da dimenticare persino di mangiare. E' infatti Lui, non i discepoli, ad accorgersi del bisogno di pane che la folla aveva. Chiama l'Apostolo Filippo e gli chiede: «Dove possiamo comprare il pane perchè costoro abbiano da mangiare?». Filippo, dopo un rapido calcolo, risponde che è impossibile trovare una somma adeguata di denaro per acquistare pane sufficiente per tutta quella gente. L'altro Apostolo Andrea, presente allo scambio di battute, prende qualche informazione e si fa avanti dicendo che ha trovato solamente un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci. Ma, con triste realismo, aggiunge: «Cos'è questo per tanta gente?». Il discorso sembra chiuso. La correttezza, il realismo, la praticità, la concretezza dei discepoli appaiono vincitori. L'unica cosa da fare, è mandare presto via tutti. Ognuno avrebbe potuto mangiare a casa propria. E non sarebbe stata colpa di nessuno. Ma sta scritto: «Quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio». (Lc. 18,27). E la scena tratta dal ciclo di Eliseo - il Profeta successore di Elia nel secolo IX a.C. - ci mostra già il miracolo di una moltiplicazione dei pani ottenuto per misericordia dal Signore. Anche qui si parla di pochi pani d'orzo insufficienti per sfamare cento persone. Di fronte all'incertezza dell'uomo che aveva venti pani, il profeta insiste: «Dalli da mangiare alla gente. Poichè cosi dice il Signore: Ne mangeremo e ne avanzerà anche» (2Re 4,43). E cosi avvenne. Gesù sa bene che «tutto è possibile a Dio. Non resiste al bisogno dei suoi figli». E' quanto accade in questa scena evangelica. Senza che i discepoli comprendano, anzi contro ogni ragionevolezza, Gesù ordina di far sedere la gente sull'erba. Quando tutti sono seduti egli prende il pane e, dopo aver ringraziato Dio, lo distribuisce a tutti.
Tuttavia Gesù non agisce dal nulla. Ha bisogno di quei cinque pani d'orzo (era il pane dei poveri, non il migliore, ma quello più saporito e ricco di umanità). Ed è con essi che sfama cinquemila persone (tante erano sedute sull'erba). Basta quel poco che abbiamo, quel poco di amore, quel poco di disponibilità, quel poco di tempo, per sconfiggere la fame; sia quella del cuore che quella del corpo.
Il problema è mettere quel «poco» nelle mani del Signore e non rigirarcelo nelle nostre mani avare per trattenerlo.
E quante persone sole, malate, tristi, abbandonate, troverebbero consolazione e conforto se noi dessimo almeno un poco di tempo e di cuore stando loro vicini! C'è bisogno di moltiplicare l'amore.
Dopo aver mangiato, tutta la folla restò ammirata per quello che Gesù aveva fatto, al punto che volevano proclamarlo re. Ma egli fuggi di nuovo sul monte, e noi con Gesù, sul monte, continuiamo a pregare: «Dacci il nostro pane quotidiano»!
*parroco di Torremenapace Voghera