Stangata in tintoria a Milano, conto di 614 euro
MILANO. Sul resto niente sconti ma i calzini glieli hanno lavati gratis: gentile «omaggio» della tintoria su un conto da 614 euro per 10 camicie, 7 magliette e 2 jeans. Tanto quanto l'affitto mensile di una stanza singola in centro o uno stipendio precario in tempo di crisi.
La disavventura é capitata la settimana scorsa a Luca Giussani, imprenditore residente negli States di passaggio a Milano, che, ospite di amici in via Borgonuovo, su consiglio del portiere ha affidato alcuni vestiti alla Tintoria Alberti. Giussani é ripartito, ma i suoi vestiti sono ancora custoditi al 2 di Piazza Castello, perché l'uomo si é rifiutato di pagare il salatissimo conto.
Niente di cui stupirsi, secondo Giorgio Sanpellegrini, che gestisce l'attività con la famiglia: «Si, é vero. I nostri prezzi sono dieci volte più alti delle altre lavanderie di Milano, ma é la prima volta che mi contestano una fattura». Ha quindi spiegato che per la Tintoria Alberti, aperta dal 1945, rilasciare un conto cosi non é una eccezione, bensi la regola. Perché «i capi vengono stirati a mano, trattati singolarmente, ritirati e consegnati a casa. I nostri clienti lo sanno e si rivolgono a noi proprio per avere questo tipo di servizio».
Tra i clienti in questione ci sono, per ammissione dello stesso titolare, «nomi importanti del mondo della moda, dell'imprenditoria e della politica milanese». Non sorprende, dunque, che ieri mattina sia passata la contessa Antonella Camerana a portare le federe dei divani della casa di Portofino. «La Alberti é un mito. Solo loro sono in grado di farle», dice. Poco solidale col cliente Annamaria Bernardini de Pace, la famosa divorzista: «Se uno va dall'Alberti sa che é la tintoria migliore della città, se uno vuole il meglio deve essere disposto a pagare di più». La Federconsumatori invita invece a chiedere sempre il preventivo.