La notte delle meraviglie che stregò tutto il mondo

Oggi è difficile capire cosa rappresentasse per noi, tanti anni fa, la Luna. Ci procurava emozione soltanto l'idea di atterrare su quella superficie. Tanto sognata da risultare metafisica. La Luna dei primi lirici greci, dei poemi cavallereschi, di Leopardi o anche delle prime suggestioni fantascientifiche di Jules Verne: «Dalla Terra alla Luna, tragitto diretto in 97 ore e 20 minuti» uscito a Parigi nel 1865 e ancora molto diffuso fra noi ragazzi del dopoguerra assieme al Capitano Nemo e ai romanzi salgariani su corsari e tigrotti.
Oggi, quarant'anni dopo, siamo più smagati. Non ci aspettavamo, nel tempo trascorso, voli di massa sullo scabro suolo lunare, però... Dobbiamo quindi frenare la fantasia e riflettere sul fatto che quello straordinario allunaggio ha generato tanti sofisticati prodotti entrati nelle tecnologie spaziali e anche in quelle terrestri, persino quotidiane. Meno affascinante di Star Trek? Certo. Tuttavia dà sostanza al vivere dei nostri tempi.
Allora la competizione fra i due Imperi planetari - americano e sovietico - fu esasperata. Avrebbe trionfato l'Occidente, il vessillo stelle e strisce, il neocapitalismo? Oppure l'Est, il mito rivoluzionario, la bandiera rossa dell'internazionalismo? Nei bar di provincia fece sensazione il lancio in orbita del primo satellite, lo Sputnik 1. «Lo vedi? E' lassù che lampeggia!» La gente usciva di notte dai caffè - che la tv non aveva ancora reso semideserti - e scrutava il cielo nero dove brillava il segnale del «Compagno di viaggio», lo Sputnik.
Si era ai primi di ottobre del 1957. Un mese dopo, sempre dal misterioso Cosmodromo di Baikonur, parti il missile che portava in cielo il primo essere vivente, la cagnetta Laika. Quanto sopravvisse? Alcuni giorni, giuravano i comunisti più scalmanati. Forse nemmeno un'ora, ribattevano gli scettici. Comunque, tante cagnette presero il nome di Laika, soprattutto nelle regioni «rosse». Dove più di un hotel già si chiamava Sputnik.
Si aspettava con impazienza il primo uomo nello spazio. Russo o americano? «La terra è blu... è bellissima!», lo gridò, il 12 aprile 1961, il sovietico Juri Gagarin, lontano 300 chilometri dal nostro pianeta. Ma era davvero il primo? O non era stato preceduto da un altro eroe dell'aria, Vladimir Ilyuscin il cui volo era andato male? Comunque il mito di Gagarin resistette a lungo (quanti Juri in Emilia o in Toscana, Juri Chechi, pratese, è del '69). L'Occidente digeri malissimo il record di quel primo uomo nello spazio, rimasto in orbita 88 minuti, che parlava russo e collaudava apparecchiature avveniristiche. Uno shock per l'America kennediana. Da li ebbe inizio la grande rincorsa, dalla Terra alla Luna.
Il 20 luglio 1969, nei giornali italiani si visse una notte di incredibile suspense. Uscirono prime pagine memorabili (la più bella, graficamente, la inventarono al «Messaggero», con l'orma di Armstrong). Ma fu la tv a dominare la scena e, in particolare, la squadra Rai, ben coordinata da Tito Stagno, che aveva come punta il bravo Andrea Barbato, dall'inglese fluente, e come valido giornalista scientifico Pietro Forcella, fratello del più noto Enzo, politologo. Dagli Usa spaziava - è il caso di dirlo - Ruggero Orlando più incisivo e teatrale che mai, il quale s'infuriò in diretta con Stagno che aveva anticipato di qualche secondo lo storico allunaggio. La notte delle meraviglie tenne col fiato sospeso milioni e milioni di italiani, in vacanza e in città. E tale è rimasta, mitologicamente, nel nostro ricordo. Gli argentei astronauti erano i nuovi eroi del pianeta.