Grillo ha la tessera in tasca
di Gabriele Rizzardi
ROMA.Estate rovente per il Pd. A far salire la temperatura non è lo scontro tra i candidati alla segreteria, che ancora deve entrare nel vivo, ma le provocazioni di Beppe Grillo. Il comico genovese, che da giorni prova ad ottenere la tessera del partito, c'è riuscito ieri. Dopo aver fallito ad Arzachena e a Sant'Ilario, ha trovato una sponda ad Avellino. A spianargli la strada è stato Andrea Forgione, segretario del circolo Martin Luther King di Partenopoli, che gli ha dato la tessera numero 40. E Grillo ha subito ringraziato promettendo nuove incursioni: «Benissimo, Sono contento. Per la candidatura devo raccogliere 2000 firme entro due giorni e non so se ce la faremo... Ma va bene anche cosi. Vuol dire che io sono tesserato e che andrò al loro congresso a parlare. Adesso bisogna vedere se lo statuto prevede che un tesserato parli al congresso. Se non ci sarà un'altra commissione di garanzia dove l'articolo 4 del paragrafo 9 dirà che io non posso parlare...»
Operazione riuscita? Forgione è convinto di aver fatto la cosa giusta e attacca i vertici del partito: «Se noi ci chiamiamo Partito Democratico dobbiamo tenere porte e finestre aperte, altrimenti potevamo continuare a chiamarci Ds, Margherita, o Pci, o Pcus. La verità è che il nostro gruppo dirigente ha paura. E' la paura di un potere consolidato, fatto da aristocratici, molti di loro non hanno lavorato un giorno». Passa qualche minuto e dal quartier generale di Roma arriva la secca replica di Gero Grassi, vice responsabile nazionale Organizzazione del Pd: «Grillo ha promosso e sostenuto liste apertamente ostili al nostro partito e l'accettazione da parte di qualunque coordinatore di circolo della sua iscrizione è da considerarsi un'iniziativa estemporanea e palesemente contraria allo statuto». Un verdetto confermato anche dal segretario regionale della Campania, Tino Jannuzzi: «L'iscrizione di Grillo al Pd è da considerarsi priva di ogni valore».
La scelta di chiudere la porta al comico genovese è stata difesa da Pierluigi Bersani, che è intervenuto in mattinata, durante un viedeoforum a Repubblica Tv («Chi guida partiti e liste contro di noi non può candidarsi. Questo ci tutela anche dal fatto che un naziskin possa venire a candidarsi») e poi nel pomeriggio, a margine di una iniziativa in vista del congresso: «Noi siamo un partito serio, rispettiamo tutti e pretendiamo anche rispetto». Uno scatto di orgoglio condiviso da Enrico Letta, che propone le primarie anche per la scelta dei parlamentari: «Il Pd è un partito serio e nessuno si può permettere di passarci sopra e di sputarci addosso».
Nel Pd, comunque, non si parla solo di Grillo. Al congresso mancano 100 giorni e le iniziative a sostegno dei candidati si moltiplicano. Con Bersani, che conferma la vocazione maggioritaria del Pd ma punta a riaprire il «cantiere Ulivo» e pensa ad una alleanza «larga» per tornare al governo, si schierano Nicola Zingaretti, Marco Follini e la sinistra Pd (Turco, Crucianelli, Bianchi). La mozione Franceschini sarà invece presentata nelle città del Nord da Fassino. Il tour dell'ultimo segretario dei Ds comincia oggi a Brescia e si conclude lunedi a Bologna.