«Io schiava del sesso? Non è vero»
PAVIA.Era stata arrestata con l'accusa di avere spinto una sua connazionale a diventare una schiava del sesso. Ma Vasilica Raducana, romena di 41 anni, al processo che la vede imputata per tentata induzione alla prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è stata «assolta» proprio dalla presunta vittima, che avrebbe dovuto dare, al contrario, mano forte alle accuse. La donna, romena come l'imputata, ha spiegato l'altra mattina in aula che Vasilica si era offerta di trovarle un lavoro in Italia, ma ha precisato di non essere mai stata minacciata da lei o spinta a prostituirsi.
Al massimo, ha aggiunto, «quella donna può avere messo in contatto un'altra ragazza, sempre romena, con un uomo italiano, un camionista che cercava moglie». La testimone ha anche negato di avere firmato il documento prodotto nelle prime udienze del dibattimento. Documento su cui si è basata l'accusa. «Non l'ho sottoscritto - ha detto al giudice - perché era in italiano e non capivo cosa c'era scritto». Per l'avvocato che difende l'imputata, Fabio Zavatarelli di Pavia, il caso nasce piuttosto da «una guerra tra poveri per il controllo della questua a Pavia».
L'imputata, quindi, secondo la tesi difensiva non avrebbe niente a che fare con la prostituzione. I fatti su cui il giudice dovrà pronunciarsi a novembre, data di rinvio del processo per la discussione, risalgono a prima del 2005, anno in cui Vasilica va in carcere con accuse pesantissime. Raducan Vasilica avrebbe conosciuto la presunta vittima in un paese del centro della Romania e le avrebbe fatto la proposta di trasferirsi in Italia per migliorare le sue condizioni di vita.
La ragazza era stata nascosta dentro un camion di spedizioni internazionali, accompagnata a Venezia e da qui, in treno, a Pavia, in una delle baracche dell'area ex Snia, e messa a chiedere l'elemosina ai semafori del centro della città. Ma, secondo le accuse, non solo. La donna sarebbe stata anche 'venduta" dalla connazionale come schiava del sesso. Un'accusa che al processo è stata però smontata. (m. fio.)