Altre due donne accusano Bianchini

ROMA.«Eccolo, è lui». Aprendo il giornale non hanno avuto dubbi, non potevano dimenticare quello sguardo. E' lui, Luca Bianchini, con quel volto da uomo qualunque, che ritorna a risvegliare incubi indelebili. Altre due donne hanno riconosciuto in Bianchini, il romano di 33 anni accusato di tre stupri avvenuti a Roma negli ultimi mesi, l'autore della tentata violenza subita in passato.
Le due vittime hanno a lungo collaborato, cosi come anche una poliziotta vittima di un'aggressione, con gli inquirenti della squadra Mobile per aiutarli a mettere a punto l'identikit del seriale. L'ovale del volto, quegli occhi chiari con i quali le aveva fissate prima di entrare in azione, prima di mettere in atto quel rito ripetuto su altre donne in modo ossessivo. Le due vittime avevano descritto agli investigatori ciò che poi hanno ritrovato sulle pagine dei giornali il giorno dopo l'arresto.
Bianchini dal carcere continua a professarsi innocente. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia avvenuto lunedi si è dichiarato pienamente capace di intendere e di volere e guarito dal «disturbo psicotico ormai superato con un'adeguata terapia farmacologica» riferendosi alla tentata violenza sessuale avvenuta nel '96.
Ma per il gip, che ha convalidato il fermo, Bianchini poteva fuggire e stuprare ancora. Per i magistrati, comunque, la prova del Dna non lascerebbe spazio al dubbio: quello rinvenuto sul corpo delle vittime della Bufalotta e dell'Ardeatino sarebbe identico a quello di Bianchini. Ogni aggressione era preparata nei minimi dettagli, come un copione, quasi ad emulare le scene dei film porno che sono stati trovati a casa dell'uomo. Il mostro dal volto 'qualunque" colpiva in pochi secondi, azioni che si concludevano, secondo quanto emerge dalle indagini, con un ulteriore rito: dopo aver portato a termine lo stupro Bianchini toglieva gli slip alle vittime e li portava via con sè come un trofeo.