Deficit statale al 5,3% del Pil
ROMA.Le cose vanno maluccio ma potrebbero migliorare. Anzi, di sicuro miglioreranno. Questo, in sintesi, il pensiero del governo che ieri ha presentato il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) alle parti sociali, cioè a sindacati e imprenditori. I denari da mettere sul piatto non sono tanti ma Palazzo Chigi cerca di guardare al futuro con ottimismo. Per questo ammette che il deficit pubblico si attesterà, quest'anno, al 5,3% del Prodotto interno lordo (Pil) per poi scendere al 5% nel 2010, ma subito si affretta a precisare che 'al netto delle misure una-tantum e dell'andamento dell'economia", in verità il deficit si fermerà quest'anno al 3,1% per poi arrivare al 2,2% nel 2013.
Ma il debito pubblico continuerà a salire anche nel 2010 (118,2 per cento del Pil rispetto al 114,1 del 2009) e inizierà a calare solo nel 2013. Queste cifre e queste percentuali presuppongono, è ovvio, una ripresa dell'economia che possa far risalire la ricchezza annua prodotta in Italia (il Pil, appunto). «La crisi - dice il governo - mostra segni di attenuazione e negli ultimi mesi si sono ripetuti segnali non negativi. Le tensioni sui mercati finanziari si sono gradualmente allentate. L'incertezza rimane elevata, ma si sta evidenziando un'attenuazione delle spinte recessive». «Ci sarà un aumento del debito, fra le cause anche il caso Alitalia», ammette Tremonti. Critico Epifani (Cgil): «Si doveva fare di più a sostegno della domanda e questo avrebbe evitato il crollo del Pil. Bisogna alleggerire il fisco sul lavoro dipendente». (g.f.)