Andate nelle case. Con stile


di don Davide Rustioni*
Ha qualcosa di misterioso l'inizio del brano di Marco di oggi. «E chiamo a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti immondi». Lui percorreva i villaggi, lui, Gesù, lo dice il versetto che precede. E vuole che i suoi discepoli vadano.
Ecco il primo invito: 'Una Chiesa che va". Noi invece troppe volte abbiamo sostituito una Chiesa che aspetta. E Gesù, è bellissimo, abbiamo sentito, lui che è stato per le strade e le case, più per le strade e le case che negli spazi protetti del tempio, disegna per i discepoli la stessa avventura: andare per le strade e per le case.
Perché? Perché le strade e le case sono le immagini della vita concreta: entrate nelle situazioni concrete, entrare in situazione. Camminare con l'altro dunque, accompagnarsi. Sedere in casa e raccontarsi. Questo a tu per tu.
Oggi si fa gran parlare di nuova evangelizzazione. «Si continuano a cercare - dicono alcuni esperti - vie nuove di evangelizzazione, dibattiti, conferenze, riviste». E si dimentica la maniera tipica e originale che Gesù ha proposto agli apostoli e che conserva tutta la sua efficacia: «Cominciò a mandarli a due a due... entrati in una casa, rimanetevi fino a che vene andiate da quel luogo».
Non è scritto che Gesù abbia dato a loro il potere di parlare. Chissà, forse perché di parlare siamo tutti capaci (a volte fin troppo), ma dava «loro potere sugli spiriti immondi». Forse perché il segno, il segno vero, che il regno di Dio si era fatto vicino, non sarebbero stato di certo le chiacchiere, ma il volto, finalmente libero, delle donne e degli uomini, non più soffocati dentro, soffocati nella vita, ma liberati. Il dono di essere liberati.
E' impressionante anche annotare, come in una brano che riguarda la missione, in questo che potremmo definire un manuale per gli itineranti, ripetiamo itineranti e non sedentari, non si faccia questione tanto sui contenuti, che cosa dovete andare a dire, ma si spendano molte parole sullo stile, lo stile di vita: uno stile di sobrietà, di semplicità, di limpidezza, di vicinanza.
Anche a questo riguardo è avvenuto un rovesciamento: oggi quando si parla di evangelizzazione il pensiero corre subito al «che cosa vado a dire», e meno, molto meno, a «come devo essere io» il mio stile di vita.
Lo stile, si pensa, è un fatto secondario. E non è vero. O almeno, non è vero per Gesù Cristo. E come se lui ci dicesse: come fai ad annunciare la novità con una vita vecchia? Come fai a dare una notizia buona con la tua aria impregnata di pessimismo? Come fai a dire che Dio è vicino se poi sei tu il primo a tenere le distanze? Come fai a dire che la nostra fiducia è Dio, se vai in cerca degli appoggi umani? Come fai a dire che la nostra ricchezza è il Vangelo, se rincorri all'ossessione, incontentabilmente, i beni del mondo? Tutta questa ricerca di mezzi con cui contare, come Chiesa, se la osserviamo con gli occhi del Vangelo, viene a svelarci che crediamo poco, molto poco, che la nostra forza è in Dio. A parole, è in Dio!
Ebbene, questa rincorsa ha come effetto, secondo la Bibbia, ha come contraccolpo - ce lo ricorda la prima lettura - che il santuario di Dio diventa il santuario del re.
Che la Chiesa sia sempre, grazie alla nostra testimonianza e al nostro stile di vita per tutti coloro che incontriamo, porta del cielo e casa di Dio.
*vicario parrocchiale di Belgioioso