Il Dna lo incastra ma Bianchini nega tutto


di Natalia Andreani
ROMA.Ci sono i riscontri sul Dna, ma adesso c'è anche un video a inchiodare Luca Bianchini, lo stupratore seriale che negli ultimi anni avrebbe firmato almeno 15 violenze sessuali. Aggressioni non sempre portate a termine, proprio come quella ripresa nel video diffuso ieri mattina dalla questura. Il filmato mostra le immagini catturate il 26 maggio scorso, all'1.19 del mattino, dalla telecamera a circuito chiuso di un garage del quartiere di Tor Carbone. Si vede una Panda con una donna alla guida che entra e parcheggia; poi d'improvviso compare un uomo in pantaloni chiari e camicia jeans che corre di soppiatto in avanti infilandosi il Mephisto (il passamontagna nero comparso in tutte le aggressioni) e affianca lo sportello dell'auto che si sta aprendo. Pochissimi istanti dopo, forse per le urla della donna, lo stupratore fugge via spaventato.
Rinchiuso da venerdi sera in stato di isolamento nel carcere di Rebibbia, Bianchini continua a negare. «Non sono io, si sbagliano. Sono arrivati a me perchè da giovane ho commesso uno sbaglio, ho fatto un cosa che non dovevo fare. Ma è un errore», ripete il ragioniere 33enne dalla doppia vita che anche in cella ha mantenuto un atteggiamento freddo e apparentemente distaccato. Ha mangiato tutto il pasto, ha dormito tutta la notte e appare calmissimo. Ha solo rifiutato l'ora d'aria, riferiscono fonti del carcere.
L'attesa, dunque, è per l'interrogatorio di convalida del fermo fissato per lunedi. A suo carico ci sono elementi gravissimi e indizi altrettanto pesanti, non ultimo l'appunto che gli investigatori hanno trovato sul comodino di casa, assieme a un libro sui profili psicologici dei criminali. Una sorta di memorandum in cui Bianchini fissava tre obbiettivi: «1. Guarire definitivamente dalla malattia prima possibile. 2. Essere sereno e libero la sera quando torno a casa. 3. Avere tanti rapporti con donne grandi e stare tranquillo senza impulsi a breve».
La questura, del resto, era certa di dover cercare una «persona malata, con una scissione bipolare». A indirizzare le indagini erano state proprio le testimonianze delle sue ultime tre vittime: deposizioni fotocopia in cui tutte le donne descrivevano un uomo che dopo la violenza iniziava a tremare come una foglia. «Alla fine, prima di fuggire via, tremava cosi tanto che ho temuto potesse compiere un gesto estremo, come togliermi la vita», hanno raccontato le tre donne. «Prima c'era il raptus e poi il pentimento», spiegano adesso gli investigatori mentre fra vicini e conoscenti c'è chi descrive il ragioniere come un ragazzo «succube di un padre padrone».