Con i no global solo un po' di tensione


dall'inviato Natalia Andreani
L'AQUILA.Volevano sfondare la zona rossa del terremoto e per una mezz'ora l'aria si è fatta incandescente, con il gruppetto dei duri faccia a faccia con gli agenti schierati in assetto antisommossa a ridosso del centro storico.
Ma alla fine, a meno di un filo dalla carica, il corteo ha reagito. Dopo qualche lancio di bottiglie e un brusco arretramento, gli incappucciati del blocco nero in cerca di scontri sono stati isolati. Sono volate un paio di sberle tra manifestanti, ci sono state urla e spintoni. Un confronto fra anime del movimento che ha visto la parte pacifica, la stragrande maggioranza del corteo, riportare la calma in piazza.
La marcia dei no global anti G8 si era aperta a mezzogiorno, sotto un sole feroce, alla stazione di Paganica. Cinque chilometri di percorso fino ai giardini della Villa comunale dell'Aquila per protestare contro il summit in solidarietà con i terremotati. Ma all'appuntamento che secondo gli annunci della vigilia doveva richiamare diecimila persone si sono presentati in pochi. E all'una, quando il corteo ha imboccato la statale 17 verso la città, i manifestanti non erano più di tremila: con loro l'ex parlamentare Russo Spena, il leader dei Cobas Paolo Bernocchi, qualche dirigente di Rifondazione.
A dominare sono stati gli striscioni di collettivi e centri sociali venuti dall'Abruzzo, ma soprattutto da Roma, Napoli e Firenze. «Verba volant, sisma manet» ricorda il manifesto del comitato cittadino Epicentro solidale, mentre un'altro dice «fuori gli sfruttatori, liberiamo l'Aquila». «No ponte», grida un gruppo di ragazzi mentre i locali invocano «ricostruzione dal basso». Una ragazza, invece, sventola un cartone mezzo strappato con uno slogan coniato li per li: «Berlusconi preferisce le G8enni».
La faticosa marcia procede lenta, scortata dai blindati della polizia che aprono e chiudono il corteo. E a sorvegliare si sono impegnati anche gli anarchici dei collettivi locali.
Perchè dietro lo striscione arancio «Smash G8» ci sono quelli del blocco nero. Poche decine di teste calde pronte a incappucciarsi. Ragazzi italiani, ma anche inglesi francesi e tedeschi arrivati nonostante i controlli alle frontiere e i tantissimi posti di blocco disposti ieri mattina attorno a tutta la città. Lo sanno gli organizzatori della marcia e lo sa la questura che l'altra notte ne ha identificati diversi mentre dormivano in sacco a pelo nelle campagne di Paganica.
Il gruppetto viene sorvegliato a vista. Più che mai quando il corteo incrocia il cantiere di Bazzano dove stanno sorgendo le prime casette antisismiche. È uno dei punti caldi del percorso dove il blocco nero potrebbe attaccare. La polizia presente in forze si tiene a distanza. Il blu dei blindati si intravede appena. Li hanno nascosti dietro le piattaforme in costruzione, celati da file di ruspe. Pronti a reagire. Ma tutto fila liscio fino in città. Gli sfollati, invece, l'invito a manifestare dei no global l'hanno snobbato, anche se lungo la strada hanno offerto acqua agli assetati. «Siamo sfiancati e non ci servono altri guai. Qua l'inverno sta per arrivare e saranno solo cavoli nostri», dice schietto Paolo, fornaio disoccupato per crollo.