Il ritorno al nucleare è legge
di Vindice Lecis
ROMA.Sessantaquattro articoli e un iter travagliato. Nel disegno di legge sullo sviluppo, approvato in via definitiva dal Senato, si trova di tutto: dai nuovi fondi per l'editoria all'introduzione senza retroattività della class action, dalla privatizzazione delle ferrovie ad alcune liberalizzazioni. Ma la norma più importante è quella che prevede il ritorno dell'Italia al nucleare che ha fatto parlare il ministro Scajola di «svolta storica» e le opposizioni di «scelta sciagurata».
Il provvedimento «omnibus» (a favore Pdl, Lega e Udc, mentre Pd e Idv hanno lasciato l'aula) era stato approvato dalla Camera nel novembre 2008, modificato al Senato e ancora alla Camera prima di arrivare ieri al Senato. Il governo avrà sei mesi di tempo per l'approvazione della nuova legge e per emanare i decreti legislativi necessari per la scelta dei siti delle centrali, del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. In questi decreti saranno anche comprese le misure di compensazione da corrispondere alle popolazioni interessate e agli enti locali. Sarà costituita l'Agenzia per la sicurezza nucleare e nei decreti attuativi il governo dovrà attenersi all'indicazione di «elevati» e non solo di «adeguati» livelli di sicurezza dei siti.
L'altra norma importante presente del ddl riguarda la modifica della normativa sulla class action in senso più restrittivo, nel senso che impedisce la possibilità di cause collettive da parte dei cittadini coinvolti nei crac finanziari del passato (Parmalat e Cirio). L'entrata in vigore è stata ulteriormente posticipata al gennaio del prossimo anno. Tra le misure del ddl, il ripristino dei fondi per finanziare l'editoria con un aumento della cosiddetta Robin tax sulle grandi aziende petrolifere. Salta il tetto che prorogava al 2015 il tetto antitrust per la distribuzione del gas e si prevedono sconti sulla benzina per le regioni che ospitano impianti di estrazione di gas e petrolio. Le ferrovie possono essere privatizzate ma solo da imprese con sede legale in Italia. Inoltre sono inasprite le multe e le pene per punire le contraffazioni del made in Italy.
Le reazioni politiche si concentrano su nucleare e class action. A Scajola che parla di «nuova politica industriale» replica Grazia Francescato portavoce dei Verdi: «Il ritorno al nucleare è una vera e propria follia sia dal punto di vista ambientale che economico».
Ma esistono davvero Comuni disponibili ad accogliere le centrali? chiede il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferreo mentre la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, definisce la scelta nucleare «sbagliata anche dal punto di vista della sicurezza e sulla reale copertura economica dell'enorme spesa che si dovrebbe programmare». Per Di Pietro la decisione sel governo «è una bomba a orologeria» e la Regione Emilia-Romagna parla «di decisioni come nuvola di fumo».