Microcredito solo per pochissimi
PAVIA.Il microcredito non è per tutti: il 40% delle richieste finora inoltrate alla banca è tornato indietro per ulteriori accertamenti e solo una di queste è poi stata finanziata. Sono i primi risultati del progetto di microcredito messo in piedi da provincia, Caritas, fondazione Banca del Monte e Banca regionale Europea per aiutare le fasce deboli a fronteggiare la crisi con lo strumento reso celebre dal banchiere indiano Yunus.
Delle 41 domande a Pavia, solo il 36% hanno già concluso il procedimento; da settimane però non arriva più nessuno a chiedere un colloquio e le parrocchie non inviano nessuno. Su quindici pratiche sul tavolo della Bre, sei sono tornate indietro per essere ridiscusse dalla Caritas e una è stata, alla fine, riportata alla banca per l'erogazione del credito.
Il problema? Informazioni incongruenti o mancanti: richiedenti che omettono di dire quanto sono già esposti con altre istituzioni finanziarie. Dodici domande sono ora sul tavolo della banca, delle restanti iaritas che sta ancora verificando la documentazione.
«Il microcredito è un prestito, non un regalo, e non deve servire ad arrivare a fine mese, ma per realizzare qualcosa a livello professionale (l'acquisto di attrezzatura), familiare (pagare le tasse universitarie del figlio, un matrimonio o un funerale), o per la casa (acquistare una caldaia o pagare le utenze): non per pagare il mutuo o arrivare alla fine del mese - spiega Luigi Romani, della Caritas - un terzo delle richieste è riconducibile a stranieri, la maggioranza ne ha bisogno per pagare elettricità e gas».
Enrico Invernizzi, capo area territoriale per la Banca Regionale Europea, conferma: «Noi non rifiutiamo nessuna domanda. La banca, con i suoi strumenti, comunica a Caritas quando le informazioni acquisite non coincidono con quelle raccolte nella pratica».
Come a dire che la banca verifica che quello che è stato raccontato alla Caritas sia vero: perchè «se uno chiede duemila euro per il dentista e non dice che ha già sette finanziamenti, non depone a suo favore. Ma se poi Caritas decide per il si, noi ci adeguiamo, anche nei casi tipici ove ci siano atti pregiudizievoli o decreti ingiuntivi: se Caritas è d'accordo la pratica prosegue verso il finanziamento» ribadisce Invernizzi.
Il caso più frequente è quello di richiedenti cosi indebitati che aggiungere gli 84 euro alla montagna di rate da pagare è impraticabile.
«In questi casi Caritas non fa altro che chiedere conto del modo in cui si ritiene di poter rimborsare il credito e, magari, dirigere gli interessati verso istituzioni caritatevoli» continua Invernizzi.
Anna Ghezzi