Intercettazioni, passo indietro di Alfano
di Andrea Palombi
ROMA. Il disegno di legge sulle intercettazioni non è «blindato» e può essere modificato. Lo ha detto ieri il ministro della Giustizia Angelino Alfano dopo l'aut-aut arrivato dal Quirinale. O il provvedimento cambia o io non lo firmo, aveva infatti minacciato Giorgio Napolitano.
L'argomento era stato affrontato nell'incontro di venerdi con il ministro. Ora Alfano nega la ricostruzione fatta ieri da «Repubblica», ma ammette che il disegno di legge non è «immodificabile». Cosa che a suo giudizio non ha comunque niente a che vedere con l'incontro con il capo dello Stato. «Nessuno - sottolinea - aveva mai parlato di porre la fiducia al Senato».
Nella sostanza il governo apre però un importante spiraglio alla modifica della legge. Modifica che non potrà essere solo formale, dato che i rilievi del capo dello Stato sono di costituzionalità e che il punto più delicato (e criticato) riguarda la drastica riduzione della possibilità per i magistrati di usare le intercettazioni come strumento di indagine. Cosa altrettanto importante è che un'eventuale modifica al Senato costringerà il provvedimento a tornare alla Camera e dunque si allungheranno i tempi dell'approvazione definitiva. Contro l'accelerazione voluta invece da Berlusconi che teme la possibile uscita sui giornali di intercettazioni per lui compromettenti dall'inchiesta di Bari.
L'opposizione torna intanto all'attacco. Dario Franceschini ricorda come la legge sulle intercettazioni provocherebbe enormi danni alla lotta alla criminalità. Compresa quella a mafia e terrorismo. «Torniamo - conclude dunque il segretario del Pd - a chiedere al governo di non fare forzature: davanti a tante argomentate obiezioni (comprese quelle che tutelano la libertà di stampa) il governo si fermi e accetti di rivedere il testo in Parlamento». Allo stesso modo Antonio Di Pietro chiede al governo di ascoltare almeno la parola del capo dello Stato «garante della Costituzione». Ma il leader dell'Italia dei valori chiede di ritirare del tutto la legge. «Perché non basta cambiare qualche aggettivo per modificarne la sostanza».
Contro la legge, che impedisce anche di riportare qualsiasi notizia sulle indagini in corso, il 14 luglio sciopereranno tutti i giornalisti italiani. E, per la prima volta, nello stesso giorno sciopererà anche la «Rete» di internet. Nello stesso giorno tutti i blog italiani si limiteranno infatti a pubblicare un solo banner di protesta contro il provvedimento «in particolare contro quella parte che soffoca la libertà della Rete con il pretesto dell'obbligo di rettifica».
Il senatore Roberto Zaccaria, dell'associazione Articolo21, rivela intanto che l'intervento di Napolitano è probabilmente stato suscitato anche da una lettera comune indirizzata al capo dello Stato da tutte le opposizioni. «I due più gravi interventi del governo in questa legislatura - afferma Zaccaria - in materia di sicurezza e di intercettazioni, sono stati blindati con altrettante fiducie per cercare di bloccare il durissimo contrasto di tutta l' opposizione parlamentare. Sulle intercettazioni alla Camera quando il Governo ha annunciato l'ennesima fiducia, tutte le opposizioni hanno reagito con forza ed hanno deciso di compiere un atto straordinario. Tutte insieme si sono rivolte con forza al Capo dello Stato e con una lettera motivata sottoscritta da Antonello Soro (Pd), Massimo Donadi (Idv) e Michele Vietti (Udc) hanno riassunto le principali obiezioni.