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LA FONDAZIONE
Fraschini, perché Sacchi
diventa incompatibile
Vorrei sbagliarmi ma al primo consiglio è venuto fuori il vero tasto dolente della politica di Pavia: il rapporto tra l'amministrazione ed il complesso di Istituzioni che detengono il potere economico ed occupazionale, quali le Fondazioni bancarie, l'Università, il Policlinico e l'intero polo sanitario, anche privato, la Camera di Commercio, le organizzazioni rappresentative degli (che brutta parola) stakeholders. E' infatti evidente che raramente, quando il complesso dei poteri di Pavia (non i famosi poteri forti di Adavastro, ma le realtà che hanno poteri reali per la loro consistenza ed ampiezza della rappresentatività) si mette intorno al tavolo per affrontare un problema, gli interessi dei singoli combaciano con l'interesse generale.
Su questo fronte, il sindaco Cattaneo è indubbiamente partito in salita, perché vent'anni di governo del centrosinistra (in cui i rapporti tra Enti non sono mai stati improntati a trasparenti confronti in sedi accessibili, ma quasi sempre a trattative tra persone rappresentative (spesso degli stessi partiti e, dall'avvento del centrodestra nelle istituzioni di livello superiore, anche politicamente trasversali), hanno non solo creato una serie di incrostazioni difficile da rimodellare, ma vere e proprie enclaves in cui i soggetti una volta designati dai partiti, in assenza di una leadership forte di questi ultimi, hanno portato avanti scelte personali, ed, in alcuni casi, risalenti solo alla forza che il singolo era riuscito a raggiungere nell'Ente con accordi quasi sempre tra persone.
Il cambio della Amministrazione dà diritto al sindaco eletto ed alle forze politiche che lo sostengono di dare corpo alla linea di politica culturale che ritiene opportuna e che al Fraschini si faccia non solo cultura ma «politica culturale» è reso evidente dal fatto che tutti i consiglieri del centrosinistra (compreso Omodeo Zorini designato quando era nel centro sinistra!) si sono candidati in Comune, Sacchi addirittura come capolista ed una volta eletto, capogruppo di minoranza. Se restasse questo C.d.A., la cui scadenza naturale è il giugno 2010, il centrosinistra non solo gestirebbe la prossima stagione teatrale, che peraltro è ormai difficilmente modificabile in profondità, ma metterebbe la basi anche per la stagione successiva, cosi che solo dalla stagione 2011-2012 Cattaneo avrebbe piena titolarità delle scelte, da concordare con la Fondazione, che ha in mano i cordoni della borsa, anche se il Comune fa la sua non indifferente parte.
Antonio Sacchi ed il suo consiglio hanno ben operato in questi nove anni, cosi come aveva ben operato Adenti nel quinquennio precedente, ma rappresentano, in un C.d.A. completamente politico, la parte che ha perso ed è incompatibile nei due ruoli non solo tecnicamente ma politicamente (pensate alla ilarità dei presenti dinanzi ad un Sacchi che, nelle sedute di Consiglio in cui si discute del programma annuale legge la relazione da presidente, risponde da presidente alle domande dei consiglieri e, di tanto in tanto, corre dal banco della giunta al suo posto e attacca gli interventi della maggioranza, da capogruppo dell'opposizione).
Perché, quindi, resistere con tanta durezza e non prendere esempio da Zorzoli che rappresenta il Comune all'Ato e si è dimesso il giorno dopo la vittoria di Cattaneo? Forse perché la Fondazione Bre pensa di poter mantenere stesso vicario anche dopo con la forza economica di cui dispone?
Circolano boatos a tale proposito cui ritenevo di non dare peso, perché un accordo sulla vice presidenza di comune fiducia si può trovare su tanti altri nomi, cosi che se invece ci trovassimo dinanzi ad un vero aut aut (o Sacchi o i finanziamenti) il primo su un problema oggettivamente non decisivo nei rapporti politici tra Comune e Bre, non potremmo che pensare che i detentori del potere economico della città vogliano saggiare da subito Cattaneo che avrebbe un problema in più, il più importante per il suo futuro di primo sindaco della città che si popone di essere realmente autorevolmente autonomo.
Ettore FilippiPavia
AZIENDE E PROGETTI
Vigevano, i contributi
non sono arrivati
Nell'articolo pubblicato il 20 giugno (cronaca di Vigevano) si affermano fatti non corretti in merito al sistema finanziario e professionale. Mi riferisco alle affermazioni del citato articolo: 'La ditta ha ricevuto i maggiori contributi - 70 mila euro" a seguire: 'Con la cifra messa a disposizione cercherà di lanciare nuovi tessuti, anche se al momento non ha un progetto preciso su cui lavorare" e per continuare: 'e spesso riusciamo a ricevere contributi".
Per la prima affermazione precisiamo che non abbiamo ricevuto niente in quanto il progetto Tac ha avuto l'approvazione solo in questo mese e da ora comincerà l'identificazione dei valori che impegneremo a proposito del progetto, appoggiati dal Itia Cnr nel ruolo di consulente, per due anni lavoreremo e spenderemo cifre importanti che non potranno essere finanziate in toto e comunque, se alla fine arrivasse il finanziamento, sarebbero passati circa 3 anni dopo l'inizio delle spese sostenute.
La seconda affermazione è del tutto fantasiosa e lesiva del nostro modo di fare ricerca, infatti noi sappiamo benissimo che cosa ricercheremo in tale occasione e ci siamo già preparati da tempo per procedere nel miglior modo possibile nei ntempi che il finanziamento Tac prevede.
Terzo, almeno ricevessimo spesso dei contributi invece purtroppo non è vero. Si tenga presente che la Italian Converter crea tutti gli anni circa 1800 articoli nuovi per soddisfare anche solo in parte il mondo della moda, spendendo circa l'8% del fatturato in ricerca avendo all'interno 3 periti tessili più il titolare Costantino Karazissis che impegna gran parte del suo tempo in tale ricerca.
Enrico CollaItalian Converter Vigevano
RESTERA' IL RICORDO
Il Pio era anche un grande
amico della montagna
Questa volta il nostro Pio, Marino Piontini, non risponderà alla chiamata: se ne è andato per sempre e oggi lo salutiamo. In tutti noi rimarrà vivo il ricordo della sua passione per la montagna ma, soprattutto, l'entusiasmo che dimostrava nelle azioni di soccorso rivolte alle persone in difficoltà.
Formatosi professionalmente nell'ambito del Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza 118, prima a Milano e poi al fianco del dott. Raimondi fin dalla costituzione dell'unità operativa del 118 di Pavia, il Pio era poi diventato uno di noi.
Ci siamo conosciuti quando, nell'anno 2000, iniziò il lavoro per estendere, anche in provincia di Pavia, la presenza del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; fu cosi che il Pio ci venne presentato da Daniele Chiappa, allora tecnico del 118 di Como e uomo chiave del Soccorso Alpino a livello nazionale. Costituitasi la stazione Cnsas Pavia-Oltrepo, iniziarono i primi interventi rivolti soprattutto a persone disperse; la stazione si mise a lavorare come risorsa tecnica del 118 ed il Pio, nel modo più istintivo possibile, entrò a farne parte mettendo a disposizione le sue competenze specifiche nel campo delle comunicazioni radio.
Non meno importante fu il lavoro appassionato che spendeva negli interventi di ricerca e soccorso. La stessa genuina passione lo portò ad «avventurarsi» in cima al Monte Chiappo, nel nostro Oltrepo, come gestore dell'omonimo rifugio dove, impegnandosi con caparbietà occupando tutto il tempo libero dal lavoro, riusci a mantenere vivo il rifugio per parecchie stagioni.
Caro Marino, ti ricorderemo sempre per i momenti trascorsi insieme e per il lavoro speso per far crescere i valori dell'amicizia, della fratellanza e dell'aiuto sociale.
I volontari della stazione Soccorso AlpinoPavia-Oltrepo