D'Alema: stop al leaderismo nel Pd
di Gabriele Rizzardi
ROMA.Massimo D'Alema non vuole passare come il principale responsabile dell'affondamento del Pd e, in vista del congresso di ottobre, va all'attacco del suo eterno rivale Walter Veltroni, che appoggia Dario Franceschini nella corsa alla segreteria.
«Dobbiamo andare a un congresso fondativo che liberi questo partito che è stato progettato su un modello di leaderismo plebiscitario» dice l'ex ministro degli Esteri. E non nasconde la sua irritazione per le critiche ai «vecchi apparati» che secondo Veltroni e Franceschini avrebbero portato il Pd alla sconfitta.
D'Alema, che appoggia la candidatura di Bersani, spiega che aver sposato lo spirito dell'antipolitica con una sorta di «antiberlusconismo debole» ha portato in questo anno e mezzo a due «disastrose sconfitte politiche» e invita a fare i conti con la storia. «Se si dà la colpa di non aver raggiunto il 40% dei consensi auspicato da Eugenio Scalfari agli apparati cattivi, non c'è discussione politica ma solo la ricerca della via per eliminare i cattivi e si finisce male», avverte l'ex premier, per il quale al congresso non sarà possibile scacciare le suggestioni leaderistiche: «Avremmo dovuto prima fare una discussione seria e libera e poi passare ai candidati».
Dopo la rinuncia di Chiamparino, a far discutere è la candidatura data ormai per certa di Ignazio Marino, che è stato uno dei protagonisti della battaglia sul testamento biologico e adesso può contare sull'appoggio dei trenta-quarantenni del Pd che pochi giorni fa affollavano i Lingotto di Torino e ieri lo sono andati a trovare in ospedale. «Con lui, siamo d'accordo su tutto. Se oggi dirà si, sarà il nostro candidato» assicura la pattuglia di «lingottini» guidata da Ivan Scalfarotto e Giusepe Civati.
L'impronta laica che il cardiochirurgo-senatore potrebbe dare al Pd ha agitato ieri il convegno degli ex popolari svoltosi a Norcia. «Un terzo candidato è rischioso. Lo dirò a Marino. Cercherò di convincerlo», annuncia un preoccupato Franco Marini, che teme un balzo del Pd a sinistra. «La candidatura di Marino», aggiunge Pierluigi Castagnetti «ha il solo scopo di spostare l'asse culturale del Pd». Tranciante è il commento di Giuseppe Fioroni: «Di questa candidatura avremmo fatto volentieri a meno».
A Roma ieri i riflettori si sono accesi sulla convention dei «Liberi Democratici» che si chiuderà oggi con la relazione di Francesco Rutelli. All'apertura dei lavori ha assistito anche Piero Fassino mentre l'appoggio alla candidatura di Dario Franceschini è stato confermato dagli interventi di Paolo Gentiloni e Luigi Zanda. «Con Franceschini saremo esigenti perché il Pd non può fare passi indietro ma non può nemmeno stare fermo», ha spiegato l'ex ministro delle Comunicazioni del governo Prodi.