Decreto sulle ronde, ok del Senato
ROMA. Nel giorno in cui al Senato si vota la fiducia al disegno di legge sulla sicurezza, alla Camera scoppia il caso del lodo Alfano. Dopo le rivelazioni dell'Espresso, la cena privata tra due giudici della Corte Costituzionale e parte del governo è finita nel mirino delle opposizioni, sollevata in aula da un'interrogazione dell'Italia dei Valori. «Una cena carbonara e piduista» ha attaccato Di Pietro.
Di Pietro ha chiesto le dimissioni dei due giudici Luigi Mazzella, Paolo Maria Napolitano e del ministro della giustizia Alfano, anche lui presente insieme al premier Berlusconi e Gianni Letta. Quella sera, anche altri due commensali, i presidenti delle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato Donato Bruno e Carlo Vizzini. Quanto basta per far scatenare sospetti, a pochi mesi dalla decisione della Consulta sulla regolarità lodo Alfano (che evita i processi a Berlusconi). Il governo affida le sue difese al ministro per i rapporti col parlamento Vito, per il quale è stata «una cena conviviale, senza nulla di male e prima che fosse fissata la discussione sul Lodo Alfano. «Avete infangato la Corte», replica Di Pietro.
Ad infiammare le opposizioni ci pensa poi il padrone di casa Luigi Mazzella che in una lettera conferma «quella cena, non sarà la prima né l'ultima, caro Silvio ti inviterò ancora, fino quando un nuovo totalitarismo ci priverà della libertà personale». Il Pd chiede con una nuova interpellanza contenuti e argomenti di quella cena, lo invita a non compromettere ulteriormente l'immagine della Corte Costituzionale, giudicando del tutto inopportuno quell'incontro privato. La bufera è destinata a durare ancora con Di Pietro che insiste sulle loro dimissioni e chiede l'intervento di Napolitano e del Presidente della Corte Costituzionale.
Durante la giornata, al Senato il clima tra maggioranza e opposizione era stato meno rovente, nonostante fin dal primo mattino il governo avesse chiesto il voto di fiducia per il controverso disegno di legge sulla sicurezza, già modificato in prima lettura alla Camera. Tre articoli blindati e accorpati, tre voti, due dei quali già incassati in serata mentre il terzo giungerà questa mattina. Un si che secondo la maggioranza «onora gli impegni presi con gli elettori» in tema di sicurezza e immigrazione clandestina.
Per l'opposizione invece, su ronde e reato di clandestinità «il governo è diviso e sconta l'egemonia della Lega Nord».