Malata di mesotelioma, 5 anni di calvario

PIETRA DE' GIORGI. Malata di mesotelioma. Una lotta eroica che dura da 5 anni. Ora la sorella chiede aiuto e sfoga la sua comprensibile disperazione mentre assiste la congiunta ricoverata alla clinica della Fondazione Maugeri di Pavia.
«Non riesco più a dare aiuto e dignità a mia sorella anche se devo ringraziare tutti i medici e gli operatori sanitari che si stanno impegnando». Il grido di disperazione arriva da Lucia Cignoli, residente a Milano ma da 5 anni impegnata nell'assistenza di sua sorella Graziella ricoverata in queste setimane alla Clinica del Lavoro per un'aspra battaglia di sopravvivenza. Un'assistenza che risulta ogni giorno più difficile proprio per l'aggravarsi delle condizioni cliniche della donna e per le enormi spese a cui Lucia non riesce più a far fronte. Il male che affligge Graziella Cignoli, 65 anni, si chiama ancora una volta mesotelioma pleurico, il male d'amianto. Lo stesso male di cui 11 anni fa è morto anche il fratello di Lucia.
Tutto inizia nel 2004, quando Graziella accusa un malessere. Dopo due mesi al Policlinico San Matteo non è ancora stata tracciata una diagnosi, spingendo cosi i parenti a trasferirla all'Istituto dei Tumori di Milano: «E' qua che le hanno diagnosticato il mesotelioma. L'hanno operata in tempi brevi, togliendole un polmone, la milza, la placenta del cuore e l'innesto del piloro» spiega Lucia. Durante l'operazione, Graziella ha anche un arresto cardiaco, ma la sua fibra forte le permette di riprendersi. La stessa forza che fa di lei un caso rarissimo, tra le poche persone che stanno tenendo testa al mesotelioma per un lasso di tempo cosi lungo.
L'iter di Graziella, negli ultimi 5 anni è stato un continuo via vai per ospedali: da Tradate a Montescano, da Milano a Pavia. Nello scorso settembre a complicare la situazione anche un ictus.
«Vedo mia sorella e la situazione in cui è ora: è una tortura. Ricordo i suoi occhi verdi e la sua bellezza. Lei è sempre stata qua, a Pietra dè Giorgi, faceva la sarta. Non si è mai sposata. Mentre prima della sua malattia ha curato tutte le persone a lei vicine».
Oltre al dramma di vedere la sorella spegnersi giorno dopo giorno, per Lucia il problema è quello dell'assistenza: «E' mai possibile non ottenere un aiuto finanziario a fronte di una simile malattia? Tutto quello che abbiamo avuto da Comune e Piani di Zona sono 2 ore e mezza al giorno di assistenza da parte di una cooperativa sociale. Ma non basta. Mia sorella riceve la somma di 400 euro al mese, comprensiva di tutto. E' una cifra con cui occorre pagare tutte le spese relative alla sua casa, oltre ai sedativi, ai trasporti di Croce Rossa e tanto altro. Non riusciamo più a stare dietro a tutto». Attualmente Graziella si trova in ospedale, ma presto sarà nuovamente dimessa e a casa troverà ancora il problema assistenza: «Mi domando come mai non riceviamo un aiuto monetario tramite il quale effettuare la ricerca di una badante che stia qua a tempo pieno. E' quello di cui abbiamo bisogno».
Cinque anni di questa malattia hanno portato la famiglia Cignoli a spendere cifre superiori ai 30 mila euro: «Si sente parlare di risarcimento per le vittime dell'amianto. Ma noi non abbiamo neppure la copertura delle spese da assistenza. Ed è ora che ci servono, quando la nostra malata è ancora in vita e merita rispetto, dignità e cura. Avevo sentito dire che la Regione Lombardia dava contributi a chi accudiva i malati di cancro ma io so solo che ho bisogno di aiuto e nessuno me lo sa dare». Con dignità, una protesta che tocca il cuore. Silvio Mingrino presidente dell'associazione Avani che si occupa dei malati d'amianto e delle loro famiglie sta seguendo il caso. Uno dei tanti. Troppi nell'area bronese. Intanto Broni piange l'ex asessore Tiziana Della Valle stroncata dallo stesso male.
Simona Contardi