La corruzione, una tassa immorale che vale 60 miliardi


di Annalisa D'Aprile
ROMA.La corruzione è la «tassa immorale» che frena lo sviluppo del Paese, rallenta la riduzione del debito e pesa nelle tasche dei cittadini. E' un bilancio duro, drammatico, quello sulla situazione economica dei conti pubblici fatto dalla Corte dei Conti nel Rendiconto generale dello Stato relativo all'anno 2008.
La flessione del Prodotto interno lordo (la ricchezza del Paese) e la conseguente riduzione del risanamento del debito pubblico, vengono evidenziati nella relazione del presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, e spiegati come risultato di una crisi finanziaria mondiale. Ma proprio per questo la riforma delle pensioni e una spinta alla lotta all'evasione, secondo la magistratura contabile, sono impegni necessari.
La corruzione nelle pubbliche amministrazioni è «talmente rilevante da far ragionevolmente temere che il suo impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese nella misura prossima a 50-60 miliardi di euro all'anno», afferma nella sua requisitoria il procuratore generale della Corte dei conti, Furio Pasqualucci, che definisce il fenomeno una «tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini». Ma al danno economico stimato dal Servizio anticorruzione del ministero della Pubblica amministrazione, dice il magistrato, si aggiungono anche quelli d'immagine, moralità e fiducia, che «costituiscono un ulteriore costo non monetizzabile per la collettività che rischia di ostacolare gli investimenti esteri, di distruggere la fiducia nelle istituzioni e di togliere la speranza nel futuro alle generazioni di giovani, di cittadini ed imprese».
Un problema che, secondo Pasqualucci, non può essere risolto solo con la repressione, ma intervenendo sul piano organizzativo, «su comportamenti, procedure, trasparenza dell'attività amministrativa».
A livello regionale, in cima alla lista delle amministrazioni pubbliche corrotte le prime classificate per numero di denunce sono: Sicilia (13,07 per cento del totale delle denunce), Campania (11,46), Puglia, (9,44), Calabria (8,19) e Lombardia, unica regione del Nord che ha il 9,39 per cento del totale delle denunce.
La guardia di finanza riferisce che nel 2008 sono stati denunciati 3.224 pubblici ufficiali per reati contro la pubblica amministrazione, mentre i carabinieri hanno scoperto un numero totale di 2.137 funzionari corrotti.
Dalla fotografia della situazione economica dei conti dello Stato, viene fuori l'arresto del percorso di riduzione del disavanzo dell'Italia a causa della crisi finanziaria. Il Prodotto interno lordo ha registrato una flessione dell'1%, cento, l'indebitamento netto è salito a 42,9 miliardi, pari al 2,7 per cento del Pil, l'avanzo primario è sceso al 2,4. E il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 1663,65 miliardi, pari al 105,8 per cento del Pil.
Sul fronte dell'evasione fiscale, la Corte dei Conti spiega che il suo recupero darebbe un gettito di oltre 100 miliardi di euro l'anno. In dubbio però, sottolinea in questo caso Pasqualucci, la «rapidità con cui sarà possibile all'erario recuperare l'evasione».