Dalemiani irritati: anche lui c'era "prima"
ROMA.La Candidatura di Dario Franceschini, dopo quella di Pierluigi Bersani, produce nuove prese di posizioni, il disporsi delle forze in campo in vista del congresso. Ma a far discutere sono state ieri anche le parole e gli argomenti usati dall'attuale segretario. In particolare quel suo candidarsi per non voler «tornare indietro», o «riconsegnare il partito a chi c'era prima».
«Le parole di Franceschini lasciano un po' amareggiati - sottolinea polemico il dalemiano Nicola Latorre - Non è un buon inizio impostare il confronto contro un passato che ha avuto luci ed ombra e di cui Franceschini è stato uno dei principali protagonisti».
Ma non sono solo i sostenitori di Bersani a criticare il segretario. «In molti - sostiene ad esempio Giovanni Bachelet (schierato con la Bindi) - abbiamo amato come Franceschini il Partito democratico anche quando, sotto la guida di Veltroni e sua, inciampava e sbagliava». Per Bachelet in questi mesi Franceschini è stato apprezzato soprattutto per il cambio di rotta rispetto alla gestione Veltroni. «L'archiviazione del Lingotto, che l'anno scorso aveva riconsegnato il paese a Berlusconi e lasciato macerie nel campo del centrosinistra». Ora, avverte, Franceschini deve chiarire questo punto chiave: se intende perseverare nella conversione, o ritornare allo spirito del Lingotto che ci ha portato alla catastrofe.
A sostegno di Franceschini segretario si schierano invece diversi ex Ds, gli uomini vicini a Piero Fassino, come Roberto Cuillo, ma anche Sergio Cofferati. Per l'ex sindaco di Bologna in questa fase serve infatti «continuità». (a.g.)