Gambolò, niente esenzione

GAMBOLO'.Tredici cassintegrati senza il diritto all'esenzione dalle rette di mensa, nido e scuola materna. Il motivo? Sono finiti i fondi. E una delibera di giunta revoca la precedente che affermava il diritto dei gambolesi in cassintegrazione a non pagare le spese relative ai figli a partire dall'ottobre 2008. Di questi costi se ne sarebbe accollato l'onere il comune. Ventinove richieste sono state evase, ma tredici famiglie restano a secco. L'iniziativa era nata a fine febbraio da un'idea dell'ex assessore ai Servizi sociali Roberto Manzo. Le persone che erano rimaste in cassintegrazione, sia ordinaria che straordinaria, nei mesi precedenti, avevano diritto all'esenzione di nido, materna e mensa. L'amministrazione corre comunque ai ripari cercando di dirottare le situazioni più gravi verso altre forme contributive. «Per motivi di bilancio - spiega il sindaco Elena Nai - queste persone non potranno avere l'esenzione. Abbiamo scritto a tutti loro e abbiamo spiegato la situazione. Potranno fare richiesta di altri contributi presentando il loro reddito». Essere cassintegrati, dunque, non basta più. «Non avevamo stanziato fondi particolari per questa iniziativa - continua Nai - Ci siamo basati sui fondi del bilancio sociale, cioè i soldi che erano stati messi a bilancio per interventi di sostegno all'inizio dell'anno».
Soldi che sono finiti quando la principale azienda gambolese, la Pan Pla, sta chiudendo con 81 lavoratori a spasso. Le famiglie che sono rimaste senza esenzioni non l'hanno presa bene, ma nuove soluzioni sono ora allo studio per sostenere l'emergenza crisi. «Stiamo pensando - continua il sindaco - a un accordo con la Cariparma che si è resa disponibile per far avere a chi è in difficoltà mutui agevolati. Ci sono contatti anche con piccole e medie imprese per sostenere l'economia locale». L'esenzione da mensa, asilo e nido era una misura adottata dal Comune con il bonus sociale per la spesa riservato agli anziani con la minima.
Andrea Ballone