Energia «pulita», la sfida va avanti
PAVIA.Scoppia la moda della produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili. Si moltiplicano i progetti studiati per produrre megawatt attraverso l'utilizzo delle sostanze più disparate: dalla biomassa legnosa alla lolla di riso, il cereale principe della provincia di Pavia, fino all'acqua dei torrenti, sfruttata all'altezza dei salti.
Ciò che può fornire l'ambiente è utilizzato da società presenti sul territorio da decenni, come la Riso Scotti, oppure create appositamente per immettere energia elettrica in rete. Società che hanno fiutato i vantaggi economici. Il governo eroga i certificati verdi, forma di incentivazione delle fonti rinnovabili dopo la liberalizzazione del settore dell'energia disciplinata dal decreto Bersani del 1999: gli eredi del cosiddetto Cip 6 garantiscono 80-85 euro per megawatt-ora prodotto. Il prezzo non è fisso, ma oscilla in base alla legge di mercato. Poi ci sono gli incentivi statali garantiti dalla sola realizzazione degli impianti: per un megawatt di potenza arriverebbero 28 centesimi per chilowatt elettrico. Nel caso di un progetto da 1.000 chilowatt, il rimborso statale ammonterebbe a 2 milioni e 240mila euro: considerato che costruire una centrale di questo tipo costa mediamente 3 milioni di euro, il tempo di rientro dell'investimento si traduce in 4-5 anni. Al momento, i sostenitori delle fonti rinnovabili sembrano dividersi in due grandi branche: quelli delle biomasse e quelli del fotovoltaico.
Un impianto da un megawatt di potenza alimentato con il sistema fotovoltaico produce un milione e 300mila chilowatt-ora l'anno, mentre un impianto a biomassa, tenendo presente che una tonnellata di biomassa costa dai 65 ai 95 euro, arriva fino a sette milioni e 500mila chilowatt. I costi di approvvigionamento per gli impianti a biomassa sono più alti del fotovoltaico, ma sono compensati dall'elevata produttività. Poi c'è la tutela dell'ambiente. «I nostri impianti non rilasciano nulla di inquinante in atmosfera: solo vapore acqueo e anidride carbonica, al di sotto dei parametri di legge - spiegava di recente Francesco Papadia, direttore della società 'Energy system technology" di Monselice, in un convegno a Ferrera -. E non vogliamo che si confondano i termovalorizzatori o i rigassificatori con i nostri impianti, che bruciano solo cippato di legno». D'altro canto, il timore che qualsiasi impianto per la produzione di energia elettrica inquini è alto: si vedano i contestati piani industriali di Vigevano e di Olevano, in cui si vogliono utilizzare oli vegetali (di colza o di palma). E c'è anche chi, come Gianfranco Bernardinello (Legambiente), contesta l'elasticità con cui viene utilizzato il concetto di filiera corta: «A Olevano, in particolare, vorremmo che la filiera del pioppo fosse più corta. Credo che un raggio di 70 chilometri sia eccessivo: forse si dovrebbe ridurre l'ambito alla Lomellina, per favorire l'agricoltura locale», commenta riferendosi al più grande progetto a fonte rinnovabile della provincia di Pavia. La società 'Maire Tecnimont" vorrebbe realizzare un impianto alimentato a biomassa legnosa da 18 megawatt elettrici, che si traducono in 64 megawatt termici.
Umberto De Agostino