PESI O NO SUL VOTO LO SCANDALO FERISCE L'ITALIA
di Vittorio Emiliani
Strana domenica elettorale, questa, in cui si mescolano appuntamenti cosi diversi. A tutti viene proposto un referendum che doveva correggere «la porcata» delle legge Calderoli (senza più preferenze e quindi senza più «eletti dal popolo») e che invece ridurrebbe ancora il pluripatitismo rafforzando le scelte dall'alto. Un referendum nel quale credono ormai in pochi e che probabilmente affonderà nell'assenteismo. Assieme, vengono proposti, per 99 Comuni e 26 Province (ma non dovevano essere subito estinte?), i ballottaggi fra i candidati più forti rimasti.
Alcuni certamente propongono sfide succose. Per esempio a Firenze, a Bologna, a Ferrara e a Bari, le prime tre antiche roccaforti «rosse» (ma i candidati del centrosinistra non vengono dagli ex Ds), la quarta, «isola» di sinistra in un Sud spostatosi, alle europee, a destra.
Tuttavia le notizie che, da Bari, imperversano sulle prime pagine dei quotidiani e negli «strilli» dei Tg non berlusconiani (né berlusconizzati), anziché confronti su idee e programmi, raccontano tutt'altre faccende, feste notturne a Roma e in Sardegna, con ragazze, a pagamento, disponibilissime. Anche al «letto grande».
Quanto influirà sul voto locale la bufera che da settimane gira e rigira sulla testa di Silvio Berlusconi, a partire dall'ormai celebre lettera della quasi-ex moglie Veronica, e che è divenuta un fatto internazionale, rilanciato ogni giorno dai siti internet delle principali testate giornalistiche?
Ci sono state accuse di «complotti» interni ed esterni, messe a punto «istituzionali» ormai quotidiane di un possibile successore (Gianfranco Fini), mentre cresce all'interno della Chiesa l'imbarazzo.
L'ha espresso chiaramente l'organo della Conferenza episcopale italiana, «Avvenire», definendo ormai necessario un chiarimento del premier alla pubblica opinione sull'intera vicenda che, al di là degli accertamenti giudiziari, disegna uno stile di vita del tutto incoerente con chi difende l'istituto della famiglia, la morale cattolica, la sacralità della vita (il caso di Eluana Englaro), la scuola confessionale, e via elencando. Mentre al contrario, nella vita di ogni giorno, ostenta edonismo sfrenato, culto del denaro e del successo ad ogni costo. Pienamente leciti in un miliardario vitaiolo. Non però se egli impersona - facendo di tutto per impersonarlo - il governo di un Paese.
All'estero, dove non esistono giornali e tg di proprietà o comunque «amici» per via politica, critiche e derisioni fioccano, impietose.
La bufera avrà un effetto sul voto d'oggi? Sulle elezioni europee in parte l'ha avuto. Su queste amministrative, forse no.
Ma la ferita all'immagine di un'Italia il cui primo ministro deve difendersi da foto e da cronache screditanti e punta a mettere il bavaglio alle intercettazioni telefoniche (cioè a stampa e giustizia), quella, si, rimane. E brucia, pesa, ci danneggia.