Cancellati 204 mila posti
di Vindice Lecis
ROMA.La crisi cancella 204mila posti di lavoro tra gennaio e marzo mentre aumenta il numero delle persone in cerca di occupazione: ora sono quasi due milioni.
I dati diffusi dall'Istat sugli occupati sono i peggiori da 14 anni a questa parte e registrano anche il quinto aumento tendenziale consecutivo gli italiani in cerca di un lavoro. Il tasso di disoccupazione è in crescita, passando dal 7,1% del primo trimestre 2008 all'attuale 7,9%. Non c'è allarme invece per il ministro del Welfare, Sacconi, che si aspettava dati peggiori. Di tutt'altro avviso la Cgil che denuncia 380mila posti persi mentre la Confindustria è convinta che la situazione peggiorerà. L'opposizione accusa il governo di nascondere la realtà. Più disoccupati. Il calo di 204mila posti di lavoro (lo 0,9% su base annua) sintetizza, spiega l'Istat, la discesa di 426mila unità di occupati italiani e la crescita invece di 222mila stranieri. La causa è nella caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, tra i precari e i collaboratori.
Il numero delle persone in cerca di occupazione si porta poco sotto i due milioni (1.982 mila) con un aumento di 221mila unità pari al 12,5% rispetto al primo trimestre 2008. Cala anche il tasso di attività della popolazione in età attiva (15-64 anni) che scende al 62,4% con lievi riduzioni nel Nord e nel Centro e una forte flessione nel Mezzogiorno. Male l'agricoltura. Tra i settori produttivi è l'agricoltura a perdere di più (-3,4%, 30 mila occupati in meno tra Nord Est e Mezzogiorno), mentre l'Industria cala dell'1,6% (senza lavoro in 80 mila in gran parte nel Centro e nel Sud). Crisi nera nell'edilizia (32 mila posti in meno, pari al 7%) e segnali negativi nel terziario (-126 mila addetti). A pagare la crisi sono stati i lavoratori con contratti a termine (-154 mila), i collaboratori coordinati e continuativi (-107 mila) e quelli autonomi (-163 mila).
È cresciuto il numero dei dipendenti a tempo indeterminato (219 mila) in particolare stranieri nelle mansioni non qualificate e degli italiani con almeno 50 anni d'età. Scontro sui dati. Il ministro Sacconi non fa drammi: «La contrazione è minore di quanto potevano temere» e ricorda che «pochi anni fa la disoccupazione in Italia era al 12,5%». Di parere opposto le opposizioni. Cesare Damiano del Pd parla di «dati allarmanti» e spinge il governo «che si barcamena tra false illusioni e silenzi imbararazzanti» ad agire perché «l'autunno ci riserverà purtroppo brutte sorprese».
Per Enrico Letta (Pd), l'Istat «dà ragione a Draghi e non a Berlusconi». Il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, chiede l'estensione della cassa integrazione mentre il parlamentare dell'Udc, Savino Pezzotta accusa Berlusconi di «pensare ad altro». Fulvio Fammoni segretario confederale Cgil, respinge i tentativo «di minimizzare e celare gli effetti della crisi mentre bisognerebbe parlare di interventi immediati e riforme per il futuro». La Cgil prevede un ulteriore peggioramento a fine anno. Anche la Uil parla di situazione «allarmante».
Per la Cisl invece «non c'è il temuto crollo». La presidente di Confindustria, Marcegaglia, dice che la situazione peggiorerà.