Khamenei autorizza il riconteggio dei voti
di Bijan Zarmandili
ROMA. E' stata un'altra giornata di violenza, morte e caos in Iran. Il numero delle vittime nel corso delle manifestazioni di lunedi a favore di Mir Hussein Moussavi, è salito a sette, uccisi quando le milizie Basiji hanno aperto il fuoco sui dimostranti nei pressi di una caserma.
Nuove manifestazioni ci sono state anche ieri, questa volta anche dei sostenitori di Ahmadinejad che hanno occupato un'altra piazza storica della rivoluzione islamica, la Piazza di Vali-Asr. Moussavi ha chiesto alla sua gente di non avvicinarsi a quella piazza per non provocare scontri, ma migliaia e migliaia cittadini della capitale sin dalla mattina si sono radunati in alcuni punti nevralgici di Teheran, nel Park Way, ma anche nei pressi della sede della radio e televisione di Stato e di alcuni ministeri.
Ieri è stata anche una importante giornata politica, con il Consiglio dei Guardiani, tra i massimi organi dello Stato, che ha fatto sapere di voler ricontare i voti e di rivedere il risultato delle urne: un punto a favore di Moussavi, deciso dalla Guida della rivoluzione Ali Khamenei per riequilibrare le sue posizioni, fin qui tutte a vantaggio di Ahmadinejad. Difficilmente però il Consiglio dei Guardiani potrà cancellare il successo di Ahmadinejad e riportare l'elettorato alle urne senza causare massicci scossoni alle strutture del regime.
La situazione si complica quindi anche dal punto di vista politico, ma ieri Ahmadinejad ha deciso comunque di compiere la sua prima missione all'estero da quando si è attribuito il successo per il secondo mandato e si è recato a Mosca per partecipare al vertice annuale del Gruppo di Shangai e per ricevere i complimenti della Russia, della Cina, del Kazakhistan, Tagikistan, Uzbekistan e del Kirghistan per il suo presunto successo elettorale.
E prima di partire per Mosca ha ritirato il credito alla stampa estera nel paese e ha indirettamente attribuito la responsabilità della rivolta alle potenze straniere: «Il sistema mondiale dominato dagli Stati Uniti non è più ammissibile», ha detto Ahmadinejad.
Ma il presdidente americano Barak Obama continua a sostenere che la leadership iraniana «deve rispondere alle aspirazione del popolo» e anche il Parlamento europeo ha sottolineato che «l'uso della forza non è mai una soluzione». Da parte sua il Dipartimento di Stato americano ha chiesto ai titolari di Twitter, il social network sul quale il candidato iraniano Mir Hossein Moussavi ha una pagina personale, di rinviare la manutenzione programmata prevista, in modo da consentire la copertura degli avvenimenti iraniani. Twitter, ha affermato un funzionario che vuole restare anonimo, è «un importante mezzo di comunicazione, in Iran in modo orizzontale». Voci critiche nei confronti di Ahmadinejad e degli apparati repressivi del regime iraniano si sono alzate anche a Parigi, a Berlino e a Londra.
Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, dopo aver condannato nei giorni scorsi l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, ieri ha valutato positivamente il riconteggio dei voti deciso dal Consiglio dei Guardiani. In Iran, ma anche nelle comunità iraniane in Europa, molti sono convinti che la manipolazione del voto sia stato un colpo di Stato organizzato dai militari con il consenso di Khamenei. Il regista iraniano Makhmalbaf e la scrittrice iraniana Satrapi sostengono, con documenti non verificati in mano, che i voti attribuiti a Ahmadinejad non supererebbero il 12 per cento.