Falco, vite intrappolate nella terra di Cortesforza
VIGEVANO.C'è bene e Bene. Quello di Giorgio Falco, il bene immobiliare che finisce per essere protagonista o meglio, sfondo invadente, nel romanzo 'L'ubicazione del bene '(Einaudi, pp.141, 16 euro) è collocato in quel suburbio che non è né periferia né campagna lungo la Vigevanese, tra Milano e la città ducale. Un romanzo in cui il lavoro ha pervaso cosi a fondo le vite delle gente da essere diventato invisibile. A Cortesforza per dare un senso alle proprie vite si accende un mutuo, si trasloca in una zona nuova o «si mette in cantiere un figlio» anche se ogni possibilità inattesa preconizza una possibile disfatta. Meglio dunque la disperazione quieta e senza scosse. Il vigevanese Falco si è fatto conoscere con «Pausa Caffé» (Sironi).
Cortesforza suona familiare a un vigevanese...
«Non è solo un'assonanza, è ubicato in quel territorio tra Abbiategrasso e Gaggiano dove presto ci sarà la metro. Vicino all'inceneritore di Vermezzo c'è un terreno non più coltivato, non ancora del tutto edificato: Cortesforza è li».
Cosa c'è di 'locale"?
«Le file di pioppi posticci, gli animali come le rane che attraversano la stradina finendo sotto le auto aziendali. In questo territorio sempre più asfittico tra costruzioni e capannoni si muovono personaggi nel pieno dell'età produttiva che cercano il bene burocratico e catastale più che il Bene».
Un romanzo sulla crisi morale dei lavoratori?
«Il lavoro è talmente attecchito nelle persone che anche quando non c'è invade le dinamiche familiari, pur rimanendo invisibile. Cosi una donna che deve incontrare il marito si veste come per andare in riunione in azienda».