Dal Naviglio non passa l'acqua per i campi

PAVIA. La previsione è la perdita di circa il 15% del raccolto di riso e di mais. Questo a causa della carenza d'acqua per l'irrigazione fornita dal Naviglio Pavese: l'erba palustre presente sul fondo del canale fa rallentare l'acqua destinate alle risaie. Gli agricoltori sono imbestialiti perché costretti a spendere molte più ore, e denaro, per allagare le risaie: «Ma dal lago Maggiore l'acqua esce in quantità molto consistenti. Arriva alla diga del Pamperduto, a Somma Lombardo, con un portata di 60-70 metri cubi al secondo e poi si ferma a Cassinetta di Lugagnano, vicino ad Abbiategrasso».
Le cause sono da imputare alla presenza di lima, un'erba palustre, sul fondo del Naviglio Pavese che impedisce il regolare deflusso delle acque attraverso le bocche d'irrigazione. Gli agricoltori e le organizzazioni di categoria puntano l'indice contro il consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, cui spetta la manutenzione del Naviglio Pavese e di altri canali artificiali. Non ci sarebbero mezzi e personale a sufficienza per fresare i fossi e le rogge: le barche in dotazione all'Est Ticino Villoresi non riescono a raggiungere il fondo a causa dell'altezza dell'acqua, che in queste settimane raggiunge i due metri. «Ci si deve interrogare sul perché non si fanno più le asciutte autunnali e primaverili: se l'acqua resta nei fossi, è chiaro che non è possibile una corretta ed efficace manutenzione - accusa Aldo Parravicini, risicoltore a Bereguardo -. Lasciare l'acqua tutto l'anno significa alimentare le alghe sul fondale: è una cosa folle, vergognosa. L'attività agricola ha bisogno di acqua per coltivare gli alimenti a beneficio dell'uomo: chi ha interesse a lasciare l'acqua nei canali?». Si parla, per esempio, del Naviglio Pavese tornato navigabile a scopi turistici dopo quasi un secolo. Oppure del fatto che qualche società di pesca sportiva avrebbe fatto pressioni per far mantenere l'acqua anche d'inverno. In più il depuratore di Turbigo avrebbe immesso nel Naviglio acqua ricca d'azoto, che ha favorito lo sviluppo della lima. Fatto sta che centinaia di agricoltori sono sul piede di guerra. «Io impiego sei ore a irrigare una risaia quando, in condizioni normali, dovrei impiegarne due: poi devo anche sollevare l'acqua con la turbina e sono spese in più per la mia azienda - afferma Franco Mazzocchi, agricoltore di Pavia -. Se la situazione non migliora dovremo dire addio al 15% del raccolto. E fra qualche giorno, in mancanza dell'acqua necessaria e in vista dell'aumento delle temperature, dovremo decidere se irrigare il riso o il mais». Per Carlo Nola, però, già da domani si dovrebbero registrare miglioramenti. «Su pressione degli agricoltori, ho contattato i vertici del consorzio - comunica il componente della commissione Agricoltura della Camera -. Tutte le barche della Lombardia sono state dirottate sul Naviglio per bonificare le alghe. E martedi ci sarà un incontro a Milano fra il Villoresi e i funzionari regionali per fare il punto della situazione».
Umberto De Agostino