E Napolitano difende i giornali
NAPOLI.«Non possiamo avere dubbi sull'importanza fondamentale dei principi che comunque devono presiedere all'attività di informazione nei paesi dell'Unione Europea. In merito alle situazioni nazionali sull'applicazione di questi principi però non possiamo entrare nel merito». Giorgio Napolitano risponde cosi ai giornalisti al termine del vertice con i capi di Stato di Austria, Germania, Portogallo e Ungheria sul futuro dell'Europa. Ha appena detto che lui e gli altri capi di Stato, che gli siedono accanto, ritengono necessaria «sui temi europei una comunicazione molto più intensa, seria e onesta verso i cittadini», che non faccia di volta in volta dell'Unione europea il capro espiatorio delle scelte impopolari dei governi nazionali.
Tutti, da giorni, cercano di capire cosa farà di fronte agli appelli delle opposizioni, dei giornalisti e degli editori a non far passare una legge sulle intercettazioni ritenuta eccessivamente ristrettiva e penalizzante per l'informazione. I cronisti chiedono: significa che intendete fare appello alle regole di accesso ai mass-media e anche al rispetto dei principi generali dell'informazione giornalistica, che non sono egualmente rispettati in tutta Europa, come risulta da recenti polemiche e da autorevoli classifiche internazionali? L'allusione è trasparente. Napolitano risponde fra le righe con parole che riaffermano il principio generale da difendere, ma allo stesso tempo confermano i limiti dei suoi poteri che non possono e non vogliono interferire con quelli del governo, che per approvare il ddl intercettazioni, alla Camera, ha posto la fiducia, e con l'attività del Parlamento. Il discorso sarebbe finito li se il presidente tedesco Horst Koehler non avesse chiesto la parola per riprendere l'argomento del vertice: come i presidenti europei senza poteri esecutivi possono interpretare il ruolo di alti rappresentanti delle tradizioni democratiche, umanistiche e liberali dell'Europa. «Avverto questo compito morale» dice Koehler, che aggiunge: «Dobbiamo fare ogni sforzo per assicurare un futuro migliore a tutto il mondo, giocando da europei un ruolo da protagonisti, e non solo da seguaci o gregari».
Condivido, commenta Napolitano che coglie l'occasione per aggiungere: «Dobbiamo avere fiducia nell'attaccamento dei nostri popoli e delle nostre opinioni pubbliche ai principi liberali e democratici su cui poggia la costituzione europea, compreso e non ultimo il principio della libertà e del pluralismo dell'informazione». Parole eloquenti: la formula richiama quella del celebre messaggio alle Camere di Ciampi sull'informazione (23 luglio 2002), che già in passato Napolitano ha richiamato dichiarando di condividerlo.
Il giorno precedente Napolitano aveva detto che i suoi uffici continueranno a seguire con attenzione l'iter parlamentare del controverso ddl sulle intercettazioni, che lui eserciterà la 'moral suasion" (che non si esercita con esternazioni pubbliche) e ha lasciato capire che al momento della firma per la promulgazione farà valutazioni non superficiali dei criteri di costituzionalità.