«Che choc, non ho dormito due notti»

VOGHERA. Due notti insonni, passate a piangere. Lo shock di ritrovarsi in un commissariato di polizia, dalla parte sbagliata della scrivania, ad appena 14 anni. E soprattutto lo spettro di un processo che prima o poi arriverà: anche se davanti al tribunale dei minori di Milano, un'istituzione volta più alla rieducazione che alla repressione. Giuseppe (ma il nome è di fantasia) è uno dei ragazzini che la settimana scorsa sono stati denunciati dopo un furto in una palestra.
«Ma io non c'entro, non ho fatto nulla - grida quasi il ragazzo, a un passo dalla crisi di nervi - Mi sono solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non ho dormito e non ho mangiato per due giorni. Il fatto è accaduto sabato pomeriggio, ma il lunedi stavo male e non sono andato a scuola. E anche adesso sono molto preoccupato per questo processo: spero di riuscire a convincere il giudice che non ho rubato niente a nessuno. Nella mia borsa e nel mio portafoglio non c'era nulla della roba che è stata rubata. I soldi e i capi di abbigliamento sportivo rubati ce li avevano gli altri due». Com'è andata quel pomeriggio? «Ero in palestra, sabato erano previsti gli esami per il cambio di cintura di arti marziali. Mi stavo cambiando e nello spogliatoio c'erano altri due ragazzi che frequentano la società sportiva: non sono amici miei, li conosco solo per via della palestra. Mentre mi preparavo è entrato un uomo, che ha toccato qualcosa nel suo armadietto. Io non ci ho fatto caso più di tanto, ho finito di prepararmi e sono sceso a fare l'esame. Quando ho finito, sono tornato su nello spogliatoio per cambiarmi e andare via. Poco dopo sono arrivati due uomini: uno ha detto che era stato derubato. Poi sono arrivati gli altri due ragazzi e ci hanno detto che eravamo stati noi. Non ho capito più nulla. Ho provato a dire che non c'entravo, ma poi è arrivata la polizia che ci ha portato via, in commissariato. Agli agenti ho detto che non avevo fatto nulla e che non sapevo neppure che c'era stato un furto: dato che nella mia borsa non c'erano oggetti rubati spero che mi abbiano creduto. Trovarmi in commissariato è stata una brutta esperienza, sconvolgente: anche perchè non avevo fatto niente e sono stato travolto da questa cosa senza sapere cosa fare».
«Sono tornata a casa dal lavoro - racconta la mamma di Giuseppe - e mi sono trovata davanti a mio figlio, sconvolto. Mi ha raccontato tutto, mi ha detto che lo avevano portato in commissariato. Io gli credo, non sarebbe capace di fare una cosa come quella di cui è accusato. Quando mi chiede 10 euro per uscire e gli dico 'prendili dal mio borsellino", lui non lo fa ma me lo porta perchè non gli piace mettere le mani nella mia borsetta. Se avesse combinato qualcosa, sarei stata la prima a portarlo dalla polizia e a castigarlo come si deve: ma sono convinta che si sia trattato di un equivoco in cui è rimasto impigliato suo malgrado. Non ha dormito per due notti, piangendo spesso; non ha mangiato, aveva la nausea. Mercoledi mio figlio ha portato in palestra il foglio della polizia, dove c'è scritto che lui non aveva la roba rubata: vuole continuare a frequentare la società sportiva, non vuole che lo considerino un ladro».