Acqua e amianto, l'estate di Sant'Alberto


SANT'ALBERTO.L'amianto interrato che forse c'è o forse non c'è (ma nessuno viene a controllare); il torrentello che sgorga da più di due mesi dal tubo spaccato dell'acquedotto (con il fantasma della solita siccità estiva in arrivo); la prima estate senza bar-ristorante nè alcun altro tipo di negozio in paese. Si preannuncia una lunga stagione calda per Sant'Alberto, frazione di Ponte Nizza: residenti e villeggianti sono sul piede di guerra. «Ogni anno ci devono rifornire con le autobotti - afferma Claretta Massa, una combattiva industriale milanese con seconda casa a Sant'Alberto che parla anche a nome di altri residenti - Con questa premessa, non è piacevole vedere quel torrentello di acqua potabile sgorgare da sotto l'asfalto: ma nessuno fa niente. La perdita è cominciata poco più di due mesi fa. L'acqua sgorga da sotto l'asfalto, lungo la salita che porta alla cisterna dell'acquedotto: si deve essere rotto un tubo li sotto. A seconda dell'ora del giorno, e quindi della pressione nei tubi, varia la quantità dell'acqua che esce. A volte il torrentello è alto anche tre dita. Abbiamo chiesto al sindaco di avvisare l'Asm, ma nessuno è venuto a riparare il guasto. Allora abbiamo chiesto una copia della raccomandata inviata all'Asm, e con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che non c'era nulla di scritto: il comune si era limitato a telefonare all'Asm per comunicare a voce la cosa. Per forza che nessuno viene a chiudere la breccia». Ancora più spinoso il capitolo-amianto, che è strettamente connesso alla chiusura dell'unico bar-ristorante del paese: quello gestito fino al settembre scorso dai fratelli vogheresi Massimiliano e Roberto Zorzoli. «I miei clienti - afferma l'avvocato Roberta Russo - hanno chiuso il locale, gestito dal luglio 2006 all'ottobre 2008, quando hanno saputo che c'era amianto nelle immediate vicinanze dell'edificio. Qualcuno gli ha raccontato che fino al 2000 la copertura del ristorante era fatta con lastre di eternit: poi, quando è stata rifatto il tetto, le lastre sono state nascoste sotto terra invece di essere smaltite a norma di legge. Abbiamo informato tutti: Comune, Procura, Asl, Arpa. Abbiamo detto che l'amianto dovrebbe essere in una vecchia cisterna del gasolio, abbandonata e mai bonificata a norma di legge; davanti e su un lato dell'albergo. Siamo disposti a indicare i punti in cui fare gli scavi. Sappiamo che il procedimento penale è in corso, ma non abbiamo altre notizie». Gli abitanti di Sant'Alberto, preoccupati per l'ingombrante presenza dell'amianto, vicino alla falda, confermano: «Carotaggi? Qui non si è visto nessuno».

Paolo Fizzarotti