Rubavano per noia, «bravi ragazzi» nei guai
VOGHERA. Una bravata, un gesto stupido per provare un «brivido» diverso dal solito e sfidare il mondo dei «grandi»: il tutto senza neppure rendersi ben conto della gravità di quanto stavano facendo. L'altro pomeriggio tre ragazzini di 13 e 14 anni sono stati bloccati dalla polizia di Voghera poco dopo aver rubato del denaro e alcuni oggetti contenuti in un armadietto, negli spogliatoi di una palestra cittadina. Sono ragazzi a posto, di buona famiglia: nè loro nè i loro parenti hanno mai avuto a che fare con la giustizia, e non gli mancavano certo i 10 euro in tasca per andare a bere una coca con gli amici. Sono stati gli stessi ragazzi a confessare tutto, ammettendo di avere agito in cerca di emozioni «forti» e senza rendersi conto di commettere un reato grave. I genitori li hanno sgridati severamente, promettendo castighi: ma questo non gli ha evitato la segnalazione al tribunale dei minori di Milano, con l'accusa di furto.
Uno dei ragazzi è in terza media, gli altri due frequentano il primo anno delle superiori: tutti e tre hanno un buon rendimento scolastico, senza particolari problemi. I ragazzini hanno rubato una cifra di poco superiore ai 50 euro e alcuni capi di abbigliamento sportivo che erano contenuti in una sacca: dopo gli accertamenti la refurtiva è stata riconsegnata al legittimo proprietario. Il derubato è un avvocato vogherese, coinvolto suo malgrado nell'episodio. Il legale, molto dispiaciuto e turbato per l'accaduto, ha preferito non sporgere una denuncia contro i tre ragazzini, per non aggravare ulteriormente la loro posizione. Tutto inizia verso le 16: la palestra in quel momento ospita una manifestazione sportiva. Un uomo che si sta allenando scende negli spogliatoi a prendere una bottiglietta d'acqua, e nota alcuni ragazzini che armeggiano attorno al suo armadietto. Appena lo vedono, i ragazzi scappano. Il socio della palestra, comunque, non ci fa caso più di tanto: prende la sua bottiglia e torna ad allenarsi. Quando ritorna nello spogliatoio, una mezz'ora più tardi, l'uomo vede però che il suo armadietto è aperto. Anche la borsa, che aveva lasciato chiusa, è stata aperta: il socio della palestra fa un rapido controllo, vede che non manca niente, e torna ad allenarsi. Alle 18, quando l'uomo torna negli spogliatoi per cambiarsi e andare via, trova un altro socio che si lamenta di essere stato derubato: è l'avvocato vogherese. Qualcuno ha preso dalla sua borsa alcuni indumenti sportivi firmati, mentre dal portafoglio mancano una cinquantina di euro. Il primo socio collega i due fatti e dice all'altro di avere visto, poche ore prima, tre ragazzi che armeggiavano attorno agli armadietti: a quel punto decidono di chiamare la polizia. I due adulti hanno appena telefonato al 113, che i tre ragazzi entrano nuovamente nello spogliatoio: forse per godersi la loro impresa, oppure per scassinare un altro armadietto. Non si rendono conto neppure lontanamente di ciò che rischiano: i due derubati li bloccano, e poco dopo arriva l'equipaggio di una volante. Alla vista delle divise, i tre ragazzini confessano subito e consegnano una manciata di spiccioli. All'appello mancano ancora i 50 euro, che però vengono trovati nel portafoglio di uno dei tre. La spiegazione che i ragazzi forniscono per la loro impresa è sconcertante: «Ci annoiavamo, abbiamo voluto fare qualcosa di strano». I tre giovani vengono portati in commissariato, segnalati per furto al tribunale dei minori di Milano e riconsegnati alle famiglie, chiamate negli uffici. Pare che solo quando hanno visto le facce arrabbiatissime dei genitori i ragazzini si siano resi conto della gravità del loro gesto: che rimane, a tutti gli effetti, un furto con scasso. Dal canto loro i genitori, sconcertati per l'accaduto, hanno promesso di castigare i ragazzi.