Pdl, dopo la frenata è scontro sul futuro


ROMA. «Malgrado l'attacco concentrico, calunnioso, gossipparo e giudiziario, Silvio Berlusconi è assolutamente il vincitore di queste elezioni. Il governo ne esce rafforzato». Dopo la brusca frenata registrata nella corsa per le europee, lo stato maggiore del Pdl fa quadrato su Berlusconi, ma si divide sulla strategia da adottare per il rilancio della coalizione.
La Swg ha calcolato che quasi due milioni e mezzo di elettori che nel 2008 avevano votato Berlusconi questa volta hanno deciso di rimanere a casa.
In serata arriva poi un giudizio negativo di Gianfranco Fini: ha vinto la Lega, il Pdl l'ha copiata, e male. E' il momento, ha confidato ai suoi, di cambiare politica, basandola «sul radicamento nel territorio, sulla battaglia di valori e sull'organizzazione». Fini sottolinea «la crescente insoddisfazione dell'elettorato meridionale» e chiede di cambiare politica.
Davanti a questo scenario, Cicchitto propone di riallacciare i rapporti con gli ex alleati dell'Udc ma la sola idea di riaprire la porta a Casini mette in allarme gli esponenti di An confluiti nel Pdl. «Sarà necessario aprire una riflessione sul funzionamento del partito e a questo proposito condivido le valutazioni fatte dal sindaco Alemanno sulla opportunità della ricerca di un accordo con l'Udc per le prossime elezioni regionali del Lazio e, a mio avviso, anche non solo del Lazio» dice il presidente dei deputati del Pdl. Ma la proposta non piace affatto alla destra del Pdl e lo stop arriva direttamente da La Russa.
Lo stato maggiore del Pdl si trova invece d'accordo nel sostenere che il successo della Lega al Nord non rappresenta una temibile insidia per il Cavaliere. «Il dato del Carroccio rafforza la maggioranza di governo. Solo un sorpasso, che non c'è stato, sarebbe stato un problema» spiegano Cicchitto e Gasparri.
Quel che è certo è che nel centrodestra gli equilibri sono profondamente mutati. La partita tra Pdl e Lega si è conclusa con la vittoria «politica» del Caroccio. Il sorpasso nelle regioni del Nord non c'è stato ma l'immagine di Berlusconi è certamente sbiadita rispetto a quella di Bossi. Ed è difficile che il senatùr non faccia pesare fin dai prossimi giorni il successo ottenuto nella partita per il Parlamento di Strasburgo. In che Modo? Sicuramente, chiedendo a Berlusconi di non spendere una parola in favore del temutissimo referendum elettorale. Ma non solo. Il prossimo anno ci saranno le elezioni amministrative e la partita si giocherà sulle presidenze del Veneto e della Lombardia. Ieri, Berlusconi e Bossi si sono visti ad Arcore per la consueta cena del lunedi e Roberto Calderoli ha scoperto le carte: «Dopo i risultati di queste elezioni, chiederemo la guida di alcune Regioni del Nord. E' infatti un'anomalia che non ci sia una Regione gestita dalla Lega...».
Nell'attesa che il Cavaliere si decida a rompere il silenzio, a vedere nel risultato elettorale il classico «bicchiere mezzo pieno» ci pensa Paolo Bonauiuti. «Berlusconi sta benissimo, non dico sia soddisfatto, dico però che su queste elezioni si è giocato con un astensionismo enorme, che ha sicuramente influito» assicura. E Bonaiuti parla di un voto non certo esaltante per il Pdl, ma sposta l'attenzione sul calo del Pd. Ad ammettere che il risultato del Pdl è «al di sotto delle aspettative» e a definire definire necessaria una «riflessione» nel partito è anche Quagliariello.

Gabriele Rizzardi