«C'è un ladro», ma è l'amante della moglie

PAVIA. «Venite subito, c'è un ladro in casa mia». I poliziotti si sono precipitati nell'appartamento, in una traversa di corso Cavour, ma invece del ladro hanno trovato solo un uomo seminudo e spaventato. Si era barricato in una stanza, chiudendosi a chiave. Quando ha capito di essere stato scoperto è sgusciato fuori. Non una parola, ma gli agenti, tra l'imbarazzo, a quel punto hanno capito. L'uomo era li per 'rubare" al massimo qualche minuto di intimità con la moglie del padrone di casa, che era uscito al mattino per lavoro ed era rientrato dopo mezz'ora senza preavviso.
Un falso allarme, dovuto a un equivoco ma originato soprattutto dalla fiducia di un marito, un professore universitario, verso la propria moglie, anche lei docente in Ateneo. Quando ha visto quell'ombra in corridoio, sgattaiolare veloce in una stanza, non ha neppure lontanamente pensato a un amante. Il primo pensiero, in tempi di furti, di topi di appartamento che entrano per rubare nelle abitazioni a ogni ora del giorno e della notte, è stato di avere un ladro in casa. Un'idea supportata anche dal fatto che la moglie, in quel momento, non era in casa, o comunque non avrebbe dovuto esserlo.
L'uomo è uscito al mattino, verso le 8, per andare al lavoro. Ma, dopo una manciata di minuti, si è accorto di non avere le chiavi dell'auto. Quindi è tornato indietro, per prenderle. Non ha seguito il consiglio malizioso di chi dice che, prima di tornare a casa, dalla propria moglie o dal marito, vale sempre la pena avvertire. E in effetti in quella mezz'ora di assenza l'atmosfera a casa sua era cambiata. Non appena ha aperto la porta di ingresso, ha visto un uomo correre in corridoio e poi scomparire dietro a una porta e chiudersi in una stanza della casa. Non ci ha pensato due volte, né ha riflettuto sul fatto che la realtà, a volte, può ingannare: ha composto subito il numero della polizia e ha aspettato l'intervento. Gli agenti ci hanno impiegato poco a raggiungere l'appartamento, che si trova in pieno centro a Pavia. Quando sono entrati hanno visto uscire il 'ladro" d'amore da una camera. E il marito impallidire. Solo in quel momento lui si è reso conto della vera ragione della presenza di quell'uomo in casa sua.
Niente scenate, ma tanto imbarazzo. Il padrone di casa si è limitato a dire alla moglie, con una certa classe: «Noi due dobbiamo parlare». Si è scusato quindi con i poliziotti, visto che la faccenda è di quelle da risolvere tra le mura domestiche. Gli agenti hanno dovuto comunque fare una relazione. Ovviamente glissando sulla vera natura del rapporto tra la donna e l'intruso, suo assistente.