Baldiraghi, quasi perfetto «A Pavia potrei tornare»
PAVIA.La stagione trionfale di Massimiliano Baldiraghi si è conclusa con l'amarezza della mancata promozione in A dilettanti. Eppure Riva del Garda quest'anno ha ritrovato il pubblico del passato e ha messo in bacheca la sua prima Coppa Italia. A guidare la truppa il 42enne coach pavese, che alla 5ª stagione da capo allenatore si è fatto un nome.
Baldiraghi, soddisfatto?
«Moltissimo. E' stata la mia migliore stagione da coach e a Riva mi hanno già chiamato per il rinnovo del contratto».
E lei che ha risposto?
«La parte economica la tratta il mio agente, io ho chiesto qualche giocatore che si confà al mio gioco. Ma firmerò al ritorno dalle vacanze. Martedi vado negli Stati Uniti per una vacanza studio, poi a Chiavari a riposare. Fino a domenica però sono alle finali Under 19 a Salsomaggiore, a vedere qualche giovane interessante».
Una stagione alla grande fino alla finale promozione. Che è accaduto?
«I motivi della sconfitta sono diversi, anche se si possono riassumere fondamentalmente nel fatto che noi siamo arrivati alla fine un po' scarichi e che Trieste ha un peso politico importante».
Si spieghi.
«Nel finale di gara1 e gara4 qualche fischio non mi è piaciuto. Volevamo chiudere la stagione con una vittoria davanti al nostro pubblico e ci siamo riusciti in gara3».
A Riva sono contento di quanto hanno fatto?
«Si. Siamo partiti fra lo scetticismo generale dopo una retrocessione e a vederci venivano in pochi, anche perché l'obiettivo erano i play off contro squadre come Novara, composte da giocatori di categoria superiore come Aimaretti. Eravamo ultimi, è stata brava la dirigenza a difendere il progetto tecnico, i ragazzi hanno iniziato a credere in quel che facevano e abbiamo giocato alla grande, conquistato la prima Coppa Italia della storia della società. Siamo arrivati primi nella stagione regolare e abbiamo avuto 800 spettatori di media».
La gioia più grande?
«La Coppa Italia e aver portato 400 tifosi nel derby vinto a Trento. Ci hanno atteso al ritorno per festeggiarci, è anche comparso uno striscione con «Pat (il suo soprannome, ndr) santo subito».
Qual è il suo modulo?
«Io predico velocità e gioco in transizione, difesa a uomo a tutto campo. Appena avevamo la palla buona correvamo come matti e ci lanciavamo su tutti i palloni. E' un tipo di gioco che piace e che frutta, se hai i giocatori giusti».
Che ne pensa della situazione di Pavia?
«Che a giocare su due campi si perde di identità. Gianmarco Bianchi è sempre stato in prima linea e ci ha messo del suo, ora sarà anche stanco e il problema economico pesa. Curioni ha denaro e passione, l'incontro tra i due potrebbe essere decisivo. E se a Pavia arrivasse l'A dilettanti di Lodi..»
Lei che farebbe?
«Sono legato a Riva del Garda, ma se arrivasse l'offerta giusta ci penserei. Riva non vuole acquistare una A dilettanti, ma se qualche squadra non si iscrivesse, sarebbe pronta a prenderne il posto».
Maurizio Scorbati