Giussago, resta in piedi l'opera senza permessi
GIUSSAGO. Nessuna demolizione. La struttura realizzata senza permessi - secondo l'accusa - a due passi dal monumento della Certosa, con i suoi ottocento metri quadri di superficie, che comprendono anche una piscina e una cappella, e vari interventi di ristrutturazione, resterà in piedi. Per l'abuso edilizio, di cui doveva rispondere Gian Antonio Ricotti, proprietario dell'immobile («li sorgerà un museo», ha spiegato ieri), è arrivata la prescrizione. Gli altri due fratelli, nonché soci della Srl che fa capo alla proprietà, Fabio e Graziano Ricotti, sono stati assolti, sempre ieri, per «non avere commesso il fatto».
I tre imputati, difesi dagli avvocati Massimo Marmonti di Pavia e Renato Ragozzino di Milano, hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma il caso, proprio per le conseguenze della sentenza (l'opera era già stata dissequestrata, dopo il pronunciamento del Tar, e si esclude che venga demolita), non può dirsi chiuso. Anche se i procedimenti viaggiano su strade diverse, la prescrizione sembra dare ragione a chi denunciò un eccessivo ritardo da parte dell'amministrazione nell'ordinare la sospensione dei lavori. Per questo ritardo sono a processo per abuso d'ufficio il sindaco di Giussago, Ivan Chiodini, e il tecnico comunale Paolo Spada. Tra il sopralluogo e la sospensione dei lavori sarebbero passati tre anni. In questo periodo, per il magistrato, i lavori di ristrutturazione sarebbero andati avanti. Un'affermazione contestata, durante il processo, dall'avvocato Marmonti, che ha teso a dimostrare come nella struttura non fosse stato fatto più nulla dopo il sopralluogo, proprio per consentire l'accertamento della verità.
L'area era stata posta sotto sequestro dalla Forestale in seguito a un controllo. Gli agenti, oltre la recinzione della cascina 'La fornace" avevano trovato alcune opere che risultavano prive di autorizzazioni edilizie. In particolare erano stati ripristinati alcuni edifici già esistenti, tra cui una villa di 450 metri quadri, oltre 300 metri quadri di autorimesse, appartamenti ricavati dalla vecchia fornace, una piscina, di 50 metri quadrati, e una cappella, ricavata da una vecchia stalla. Un gioiello artistico. Ma per gli agenti abusivo. Nessun dubbio neanche per il magistrato, che emise un decreto penale di condanna, a cui la difesa si oppose. Ricotti, che è anche responsabile del Museo dei Navigli, si sfoga: «Sono stato criminalizzato per avere ripristinato, con i miei soldi, una struttura che presto sarà a disposizione di tutti. Con i dovuti permessi quella che è stata definita 'mega-villa" diventerà un museo aperto al pubblico, che porterà solo benefici al territorio pavese. La struttura ospiterà infatti una mostra permanente dei cavalieri medievali per rievocare la battaglia di Pavia».