Elettricità e mozzarelle
DORNO.Produrrà energia elettrica rinnovabile e pulita a partire dai reflui dei bovini (200 capi tra vacche da latte e bufale), uniti a biomasse di origine vegetale appositamente coltivate: un impianto di biogas da un megawatt, alle porte di Dorno, su una superficie di 200 ettari di cui 60 di proprietà di Carlo Caresana, alla cascina Nuova rinomata per le mozzarelle di bufala. Già approvato dalla Provincia, il progetto entrerà a giorni nella fase esecutiva. Entro fine anno la messa a regime per un investimento da 4 milioni di euro.
A monte, una cordata di cinque imprenditori locali, non solo agricoli, che insieme formano la società Valorizzazione ambientale. Tutto per dire che anche in questo lembo di Lomellina si scommette sulle agroenergie.
Caresana è nella squadra a cinque impegnata nell'iniziativa, oltre che fornitore di parte della materia prima utile a ricavare energia (deiezioni zootecniche e biomasse vegetali come insilati ad alto rendimento energetico, sottoprodotti della lavorazione del riso e del mais).
«E' una buona opportunità per diversificare la produzione agricola - commenta -. La crisi mette a rischio la vendita del riso, il latte ormai è pagato a un prezzo ridicolo». Da qui la decisione condivisa di puntare sull'energia dai campi. L'impianto produrrà elettricità da destinare alla rete Enel e calore a sufficienza per riscaldare 350 appartamenti.
Per il momento, però, l'energia termica servirà solo per l'autoconsumo aziendale. «E' molto semplice - sintetizza poi - la materia prima passa al digestore anaerobico, ne esce il biogas che va ad alimentare un motore a scoppio collegato a un generatore». Niente fumi, emissioni zero né inquinamento acustico. «Le vasche sono chiuse, il prodotto che resta, il digestato, è di qualità addirittura superiore al materiale organico iniziale e viene riutilizzato come fertilizzante naturale» al posto dei concimi chimici. Il «nostro territorio è ideale per queste attività, peraltro caldeggiate da Regione Lombardia - l'intervento dell'assessore provinciale all'Ambiente Ruggero Invernizzi -. All'aria si risparmia CO2», come in un circolo virtuoso dove non sono solo gli agricoltori a guadagnarci.
«Importante - fa notare infine Invernizzi - mantenere un certo equilibro tra colture food e no food, come stiamo sottolineando nelle Linee guida dell'energia pronte per luglio in una versione di massima». Cioè: le agroenergie sono un'opportunità purché si tuteli anche la vocazione agroalimentare del territorio.
In questo senso il progetto di Dorno è un esempio di nuove tecnologie applicate all'attività agricola: innovazione e attività tradizionali che si uniscono.
Simona Bombonato