Pellizotti vince nello «stadio» di Di Luca
BLOCKHAUS (Chieti). C'è il lupo dell'Appennino che osserva sospettoso dalle cime della Majella, il tifo da stadio, la nebbia, eppoi quel nome, Blockhaus, che sa di II Guerra mondiale. E un Delfino che arriva dal mare e vince in montagna: Franco Pellizotti.
E nel cuore dell'Abruzzo, in una località che sembra una frazione del Brennero, il Giro vive finalmente un distillato di emozioni. Un bicchierino, non di più, perchè la tappa si esaurisce in appena 83 chilometri, roba da allievi. Eppure nella salita che dall'Adriatico porta a questa ex roccaforte delle truppe naziste, il ciclismo si esibisce in tutti i suoi fondamentali. C'è il successo di Pellizotti che finalmente abbandona la sdraio della sua Bibione ed in un colpo solo fa sbandare Sastre, si appropria del terzo gradino del podio e rilancia l'immagine della Liquigas. C'è il leggero cedimento di Menchov che ammanetta Di Luca per tutta la salita ma poi gli concede l'«ora d'aria» a trecento metri dal traguardo regalandogli una manciata di secondi e l'illusione di poter ancora destituirlo dalla poltrona rosa. Ma soprattutto c'è il pubblico che trasforma il Blockhaus in uno stadio e l'ultimo tornante in curva sud. Poi ci si mette Garzelli che fa come il Genoa col Torino, insomma se la gioca, ed allora partono i fischi. Veri, da ultras.
Per la prima volta il ciclismo indossa le sembianze del pallone e sdogana il tifo di tipo calcistico. Intendiamoci, nessuna rissa, nessuna spinta, ma fischi si, e tanti. Verso Garzelli, reo di aver «rubato» secondo posto ed abbuoni all'idolo di casa ed in parte anche verso Menchov, il rivale numero uno. Gli ultimi dieci chilometri sembrano il manto di San Siro con la gente appollaiata sul terzo anello di questo «Meazza» naturale. C'è un uomo solo al comando, Pellizotti, ma dietro è bagarre. Di Luca è scatenato: «pesta» sui pedali, gli occhi sbarrati, la bocca spalancata che cattura ogni molecola di ossigeno. Ha il diavolo in corpo. Menchov si cela dietro un paio di occhiali scuri, difficile leggergli l'anima. Nel suo Abruzzo Di Luca vuole lasciare il segno. Tappa, abbuoni, maglia rosa: vorrebbe prendersi tutto per dare soddisfazione al suo popolo. Alla fine Di Luca rosicchia 13 secondi alla maglia rosa che non sono esattamente il rendimento dei Bot degli anni '80 ma con l'inflazione del Giro cosi bassa sono comunque un tasso d'interesse accettabile.
La tappa non si è davvero fatta mancare niente, persino il primo affondo di Armstrong. A Di Luca resta il Vesuvio per mettere in difficoltà Menchov. Il russo però non si scompone, nemmeno difronte agli spifferi della magistratura viennese che sta conducendo l'inchiesta doping che ha coinvolto l'ex corridore austriaco Kohl. Kohl, terzo al Tour 2008, squalificato per uso di Cera, sarebbe invischiato col suo manager in una brutta storia di doping. Ebbene, sembrerebbe che Kohl abbia fatto il nome di Menchov e che il russo potrebbe essere chiamato a testimoniare. Insomma, siamo alle solite.