Disperazione di un soldato prigioniero nel diario del sergente Ghidoni
PAVIA.Un soldato come tanti, un ventenne catapultato nella bolgia dell'armistizio del 1943. La storica Paola Chiesa si immerge ancora una volta negli archivi militari e ne pesca una storia, quella del Sergente Maggiore Giuseppe Ghidoni, nato a Giussano il 29 maggio 1917. Era un disegnatore e fini a fare il soldato con il principe di Piemonte, a cui rimase fedele. «8 settembre 1943, ore 20.30 viene annunciato alla radio l'armistizio": con questo telegrafico inizio prendono il via le sessantadue pagine di quaderno trasformato in confidente e diario dal figlio di Luigi Ghidoni ed Enrichetta Moroni. Si leggono le pagine scritte alla sua cattura a Gap, in Francia, dove i tedeschi lo imprigionano per poi portarlo in Germania. Il diario svela al lettore la trasformazione da soldato a prigioniero, tra giornate di lavoro infinito, deperimento e l'impossibilità di avere notizie dai propri cari. «La settimana è passata veloce senza nessun avvenimento di importanza» scrive nel diario, e pochi giorni dopo piange sulla promessa sfumata di poter scrivere a casa. Le preoccupazioni al campo di lavoro? «Dare notizie nostre e il vitto, che è abbastanza scarso e ci lascia un indebolimento generale». Tra bombardamenti, lavoro e malattie Ghidoni trascorre il tempo nella prigionia, sfiancante. Nel racconto di Ghidoni, pacchi e lettere vanno a calmare il dolore della lontananza e della fame per 10 mesi, fino a che il treno riparte: il 17 luglio si arriva al Brennero.
MATRICOLA nº 4100 di Paola Chiesa (Guardamagna Editore in Varzi, pagg. 153, euro 10)