Sastre si sveglia ma la rosa non dorme
MONTE PETRANO. Lasciate lo Champagne in frigo. E anche l'enfasi. Poche bollicine per la tappa più reclamizzata. Non è un Girone infernale la sequenza di colli marchigiani, nemmeno un Giro delle meraviglie, piuttosto un Girino.
Sastre vince la tappa, Menchov, salvo sorprese, il Giro d'Italia. La frazione di Monte Petrano, con i suoi quattro Gpm, i suoi 5mila chilometri di dislivello e i suoi 237 chilometri sotto il sole d'agosto sbocciato in anticipo, non fa saltare il banco. Porta sbattuta in faccia solo a Leipheimer, un Raymond Poulidor bonsai, piazzato per vocazione e per necessità: per l'americano addio speranze rosa. È il Giro degli ultimi 10 chilometri, del tanto rumore per nulla, dell'aspettando il domani. Menchov viene accompagnato fino ai primi tornanti dell'ultima ascesa poi scoppia la battaglia. Ma è un conflitto di confine più che una guerra mondiale. L'artiglieria pesante viene lasciata a casa cosi come le armi non convenzionali. Le sparate di Basso sono a salve, quelle di Sastre feriscono di striscio. E allora ecco che a poche centinaia di chilometri dal traguardo di Roma il colonnello Menchov è più solido che mai in vetta alla classifica.
È forte il russo, di gambe, di cuore ma soprattutto di testa. Evidentemente, vivendo a Pamplona, ha libero accesso agli archivi segreti di Miguel Indurain dove può consultare i manuali del perfetto vincitore di grandi giri. Del resto la Vuelta l'ha già conquistata due volte e qui è decisamente il più forte. Da abile cacciatore individua la preda e non la molla. E allora non risponde agli attacchi di Basso e Sastre, il bersaglio grosso è Di Luca. E Menchov lo marca a uomo come uno stopper degli anni '70, di quelli magari poco gentili coi piedi ma sempre incollati al centravanti. E Di Luca prova a fare l'Inzaghi della situazione ma sull'ultima salita non è facile scattre in area e trovare la via del gol.
Ha dato molto, forse troppo in questo Giro il killer di Spoltore. La faccia scavata, quasi bruciata da un sole che risucchia le energie e annebbia la mente. Impossibile per lui ipotizzare un attacco da lontano: sull'erta finale parte una volta sola ma in modo deciso, secco, attingendo risorse dall'ultimo globulo rosso. Quando si volta e vede che il russo è li, attaccato alla sua ruota, che quasi ammira l'incantevole paesaggio collinare che degrada lentamente verso l'Adriatico, allora capisce che è il caso di pensare al secondo posto. Menchov sembra aver studiato strategia alla scuola di guerra del Cremlino: non sbaglia un colpo, nemmeno l'ultimo, quando scatta in faccia a Di Luca e si va a prendere i dodici secondi d'abbuono del secondo posto. Simoni ormai alla deriva si riserva per le ultime due salite. Oggi la carovana tira un po' il fiato per poi gustarsi Blockhaus e Vesuvio, ascese importanti ma non impossibili a meno che il vulcano napoletano non decida di svegliarsi all'improvviso. Ma statene certi, il colonnello Menchov sarà più forte anche della lava.