Rostagno fu ucciso dalla mafia La verità dopo 21 anni di indagini


PALERMO. Ci sono voluti ventuno anni di indagini per giungere alla verità sull'omicidio di Mauro Rostagno: è stata la mafia a ucciderlo. Dava «fastidio» ai boss con le sue denunce sull'emittente Rtc.
Dopo 21 anni di indagini, i magistrati della Dda di Palermo, Antonio Ingroia e Gaetano Paci, in coincidenza con l'anniversario della strage di Capaci, hanno chiesto e ottenuto dal gip Maria Pino l'emissione di due ordini di custodia cautelare nei confronti del boss trapanese Vincenzo Virga, indicato come il mandante, e di Vito Mazzara, accusato di essere l'esecutore materiale, entrambi già detenuti.
Rostagno, è stato assassinato il 26 settembre del 1988 nei pressi della comunità terapeutica Saman dove lavorava. Fin dal primo momento le indagine sono state contrassegnate da ipotesi spesso contrastanti. A dare una svolta sono stati alcuni accertamenti balistici.
Tre bossoli ritrovati accanto al cadavere di Rostagno erano stati sparati da un fucile calibro 12. E ancora: uno dei bossoli repertati sul luogo dell'omicidio Rostagno ha la stessa traccia rilevata dalla Scientifica su altri tre bossoli sparati da Mazzara. Tradotto dal gergo tecnico vuol dire che quei proiettili erano stati caricati una volta sullo stesso fucile.
La pista mafiosa, fino al momento della svolta, si era basata sulle testimonianze di alcuni pentiti tra i quali Vincenzo Sinacori e Antonio Patti. Il primo avrebbe assistito a Castelvetrano a un incontro tra i boss Francesco Messina Denaro e Francesco Messina, entrambi deceduti, i quali avrebbero ordinato l'omicidio ai «trapanasi».
Ma per gli inquirenti si trattava di elementi troppo deboli per sostenere l'accusa. La pista mafiosa non era stata del resto l'unica ad essere esplorata: si lavorò su una pista interna, poi archiviata, che vedeva coinvolti i responsabili della comunità Saman, Francesco Cardella e Chicca Roveri, compagna di Rostagno.
Un altro filone d'indagine, portato avanti da una commissione parlamentare, riguardava il presunto traffico d'armi con la Somalia, il cui snodo sarebbe stato proprio a Trapani.
Ma adesso la verità è venuta a galla: Mauro Rostagno è stato ucciso per l'attività giornalistica di denuncia che svolgeva per l'emittente televisiva Rtc.
«Muovendo forti ed esplicite accuse nei confronti di esponenti di Cosa Nostra e richiamando in termini di speciale vigore l'attenzione dell'opinione pubblica - affermano gli inquirenti - Rostagno aveva toccato diversi uomini d'onore e generato un risentimento diffuso nell'ambito del contesto criminale in argomento».
Il delitto sarebbe stato ordinato dall'allora capo mandamento di Trapani Vincenzo Virga e affidato al gruppo di fuoco che all'epoca operava in quel territorio «e che certamente - aggiungono gli investigatori - comprendeva Vito Mazzara».
L'agguato scattò la sera del 26 settembre 1988 in contrada Lenzi, davanti l'ingresso della comunità terapeutica per il recupero di tossicodipendenti Saman.
Alcune parti del fucile usato dal killer esplosero, costringendo il ricorso a un revolver calibro 38. Gli investigatori evidenziano che è stata accertata l'abitudine di Vito Mazzara ad usare un fucile calibro 12 e portare con sé un revolver come arma di riserva.

Sara Scarafia