Fini frena Berlusconi: il Parlamento è sovrano
ROMA. «Il Parlamento è sovrano». Nell'interminabile braccio di ferro tra Montecitorio e Palazzo Chigi questa volta finiscono le riforme e il ruolo delle Camere. Dopo l'immigrazione, la sicurezza e la laicità dello Stato, Berlusconi e Fini incrociano le spade anche sull'esplosivo tema della riduzione dei parlamentari. Il Cavaliere afferma che le Camere sono assemblee «pletoriche e dannose» e spiega che per dare più poteri al premier e ridurre a 100 il numero dei deputati bisognerà per forza passare per una legge di iniziativa popolare perché «non si può chiedere a capponi e tacchini (cioè ai parlamentari n.d.r.) di votare per anticipare il Natale».
Ieri, a tarda sera, Berlusconi ci ripensa, accusa Finocchiaro e D'Alema di aver mistificato le sue parole usando i soliti metodi 'stalinisti" e fornisce il resoconto stenografico dell'intervento all'assemblea di Confindustria in cui - afferma - non c'è traccia di quel «pletorico e dannoso» riportato da tutti i giornali. Ma a rivedere, invece, il resoconto delle agenzie, le parole sono esattamente queste: «Mi accuseranno - dice il premier - di attaccare il Parlamento», ma spesso i deputati «passano le giornate solo a schiacciare il bottone e questa è la pura realtà. Le assemblee pletoriche sono inutili e a volte anche controprudecenti». Cambia un aggettivo, ma la sostanza no. E la risposta del presidente di Montecitorio, ieri pomeriggio, è stata un secco 'altolà".
«Una proposta di legge di iniziativa popolare non sostituisce il Parlamento, è una modalità che i costituenti hanno previsto per l'avvio dell'iter legislativo. Chi è che può dare il via a una legge? I cittadini, un deputato, il governo. Ma è sempre il Parlamento che decide», spiega Fini, per il quale l'idea lanciata da Berlusconi «è una questione che non si pone» e le riforme non possono essere approvate a colpi di maggioranza. Regola che vale anche e soprattutto per la Costituzione che «non è intangibile, ma prevede regole e procedure per essere modificata». La proposta del Cavaliere non piace neppure a Roberto Calderoli, che ricorda di aver già consegnato a Berlusconi il testo di riforma del Parlamento messo a punto dalla Lega e annuncia di essere in attesa di una risposta.
Nei prossimi giorni si assisterà allo scontro Bossi-Berlusconi? La deputata del Pd, Sesa Amici, accusa Berlusconi di voler «commissariare» i ministeri guidati da Bossi e Calderoli mentre sulle riforme interviene anche Dario Franceschini che, a due settimane dal voto per le europee, lancia anche un appello agli scontenti del popolo democratico. «L'astensionismo, il voto di protesta, la delusione possono essere comprensibili, ma non è il momento di consegnare il paese a Berlusconi per un po' di delusione motivata». Il segretario del Pd accusa poi il Cavaliere di essere interessato solo alle riforme che servono a tutelare i suoi interessi. «Le leggi e riforme che interessano tutti gli italiani hanno bisogno di anni per essere approvate. Quelle che interessano il presidente del consiglio, si fanno in pochi giorni. Come è successo per il Lodo Alfano», taglia corto Franceschini.