Imprese, 3 su 4 contente delle banche
MILANO. Tre imprese su quattro ritengono «soddisfacenti» i rapporti con le banche, ma «alcune condizioni andrebbero migliorate». Lo sostiene la ricerca Confcommercio-Format, presentata ieri dal presidente Carlo Sangalli. Secondo la ricerca occorre migliorare i tassi, indicazione fornita dal 48,5% delle imprese, i costi (39,3%) e le richieste di garanzie (24,9%).
Quasi la metà delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il 47,6% del campione esaminato dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco meno del 40% delle imprese - prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha manifestato difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle imprese ha indicato ricavi insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le entrate irregolari o in ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e durata del credito non hanno fatto registrare problemi particolari, cosi come i costi di finanziamento e di istruttoria. L'unica eccezione è stato l'inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al fabbisogno finanziario, sia per l'accesso al credito, sono state avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno.
In Italia non c'è una stretta del credito delle banche alle imprese. Lo ha ribadito il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, rispondendo ai richiami di Confindustria e Governo, alla presentazione del rapporto sui bilanci 2008, ricordando come nei primi mesi del 2009 i finanziamenti alle imprese, pur in calo, mostrano sempre una crescita a fronte di una produzione industriale in caduta di oltre il 20%. Secondo l'Abi, peraltro, il dato risente del calo più consistente dei finanziamenti alle famiglie, vista la contrazione delle contrattazioni immobiliari che ha portato a una decelerazione dei mutui. Zadra ha poi ricordato come in Italia «le banche hanno avuto meno effetti dalla crisi perchè il sistema ha fatto quello che devono fare le banche: impiegare la raccolta per finanziare le imprese». Il 63% dell'attività degli istituti bancari italiani infatti nel 2008 è rappresentato da impieghi ai clienti e solo il 18% da attività finanziarie.