Menchov, un colonnello russo in rosa
RIOMAGGIORE. La madre di tutte le tappe lascia pochi superstiti sul campo di battaglia e affida il comando delle truppe rosa al colonnello dell'Armata Rossa Denis Menchov. Il soldato Di Luca è ferito ma non in modo grave: il cuore batte, il respiro è affannato, ma si riprenderà.
Là dove hanno fallito le Alpi, offerte come pasto light, è riuscita la maxicrono delle Cinque Terre: paesaggio dolce da cartolina illustrata, percorso duro come le più amare delle canzoni di De Andrè che da questi scogli spesso traeva ispirazione. I 61 chilometri da Sestri a Riomaggiore, con il ritmo scandito da 600 curve e 1300 metri di dislivello, fanno più male di un tappone dolomitico. La riviera ligure, razziata dai mecenati russi, proietta in rosa un figlio dell'ex Unione Sovietica. Denis Menchov non è però il fratellino dei «signori del metano»: è nato povero e povero è arrivato in Spagna a soli 17 anni a cercare fortuna nel ciclismo. Durante la fase della crescita solo riso e verdure e quando la squadra dilettanti della Banesto lo ingaggia lo manda al centro sportivo di Pamplona per rimettere in sesto quel fisico gracile e ai limiti della denutrizione.
Menchov cresce, eccome se cresce tanto da arrivare a vincere due Vuelta. Una pero in differita, ricevendo la maglia solo un anno dopo a causa della squalifica di Roberto Heras. Una carriera importante quindi, anche se c'è l'ombra di un'amicizia quasi fraterna con Rasmussen, il danese ex Rabobank, escluso in giallo dal Tour per aver giocato a nascondino con la Wada.
Menchov è passista ma anche scalatore: non sarà facile detronizzarlo. Affronta la cronometro con il cardiofrequenzimetro sintonizzato sulle frequenze della vittoria sin dal primo chilometro. Il disegnatore del tracciato si è sbizzarrito con la fantasia e non si è negato nulla tra curve, discese ripidissime e salite da fiato in gola. Di Luca colpito ma non affondato: cerca di «abruzzare» ma alla fine paga un po' meno di due minuti da uno specialista delle prove contro il tempo. Specialista è anche Leipheimer che viaggia con Menchov nel mirino ed ora è li, a manina con Di Luca. Cronoman è pure Michael Rogers ma la sua Gold Coast, dove abitualmente si allena, è piuttosto piatta e non presenta queste montagne a picco sul mare: «becca» quasi tre minuti e addio Giro.
Saluti e baci anche per Ivan Basso: incassa oltre due minuti e sembra l'ombra di quel corridore dell'era «pre Fuentes», devastante in salita e dittatore a cronometro. È a tre minuti dal leader e non si vede proprio dove possa recuperare il terreno perduto. Anche perchè adesso in casa Liquigas comanda Pellizotti che a Sestri respira l'aria di mare della sua Bibione e viaggia poco dietro i primi della classe. Bravo Garzelli che chiude al terzo posto e ancora si mangia le mani per essersi detto 'ma chi me lo fa fare", quando sull'Alpe di Siusi doveva stringere i denti. Bravino anche Lance Armstrong che rimedia due minuti e mezzo da Menchov, uno che ai tempi d'oro gli lucidava le scarpe.