Marchetti e l'incubo Menicozzo
PAVIA. Il «caso Menicozzo» per lui è diventato un incubo, nel senso letterale del termine: non ci ha dormito la notte per quella maledetta svista sulla squalifica del giocatore ex Alghero, che ha rischiato di compromettere la salvezza del Pavia. Salvezza sudatissima anche per lui, Massimo Marchetti, da trent'anni segretario del club. Domenica s'è tolto un peso: «Eh si, va molto meglio adesso», dice.
Marchetti, domenica era ad Alghero per osservare che tutto fosse regolare.
«Si, e anche per 'gufare" contro l'Alto Adige (a Varese c'era invece Sobhy, collaboratore di Mangone, ndr), anche se poi il 2-1 di Carbone ha risolto ogni dubbio».
Cosa ha provato quando il 25 gennaio è arrivata la famosa telefonata del ds del Mezzocorona che annunciava il ricorso?
«Ho chiesto di sapere chi fosse il giocatore che secondo loro aveva giocato benché squalificato. E quando mi hanno detto 'Menicozzo" mi è venuto in mente che era l'unico che non avevo controllato...»
Come mai?
«Fermo restando che il mio errore c'è stato, e pure grossolano, c'è stata una serie di coincidenze negative. Quando concludemmo il trasferimento, il collegamento internet (per controllare dai comunicati ufficiali eventuali squalifiche, ndr) non funzionava: una escavatrice aveva tagliato il cavo telefonico, tanto che siamo rimasti isolati per una settimana. Il procuratore del giocatore, peraltro un avvocato molto in gamba, mi assicurò che Menicozzo non aveva squalifiche da scontare. Per la prima volta in trent'anni mi sono fidato. E per la prima volta sono rimasto fregato».
Non ci dormiva la notte.
«Si, anche perché non ci si capiva nulla. C'era chi diceva che al massimo avremmo perso la partita a tavolino, chi invece che rischiavamo la retrocessione. Ma l'aspetto peggiore della vicenda è che il Mezzocorona sapeva fin dall'inizio della squalifica e si è tenuto l'asso nella manica per giocarselo alla 20ª. E hanno pure avuto una fortuna sfacciata, visto che Menicozzo ha sempre giocato. Alla fine della gara, dopo lo 0-0, li avevamo visti festeggiare. Dopo abbiamo capito perché. Comunque devo ringraziare tutti, la società, la dirigenza, lo staff tecnico a partire dal mister, la squadra: tutti mi hanno sempre difeso nonostante quell'errore».
E Carbone corse ad abbracciarla dopo l'1-1 contro la Pro Vercelli.
«Un bellissimo gesto. Tra l'altro quella domenica ero dirigente accompagnatore per caso».
Quando e come entrò nel Pavia?
«Nel ‘79, con Migliorini presidente. Fu il professor Rampulla a contattarmi, c'era Gino Quaroni che aveva bisogno di una mano. Poi ci sono rimasto fino alla gestione Achilli: dopo un paio d'anni sono andato via, quindi la famiglia Calisti mi ha richiamato all'inizio della sua gestione».
Differenze rispetto agli inizi?
«Allora c'erano pochi soldi e si faceva fatica ad arrivare a fine stagione. Erano in molti a decidere e questo creava un po' di confusione. Con i Calisti c'è stata una svolta in positivo, anche in questo senso».
Domanda a bruciapelo: quale giocatore del Pavia è squalificato per la prima giornata del prossimo campionato?
«Fogacci».
Risposta esatta.
«Eh, ma d'ora in poi mi sa che ci guarderemo in parecchi alle squalifiche».